Un fiume di soldi scorre come sangue, dalle nostre tasche a quelle del Vaticano, stato più ricco del mondo, con un bilancio in attivo di svariati miliardi di euro.Perchè mai noi, stato indebitato fino al collo, dobbiamo regalare a questi signori le nostre risorse ?Perchè mai dobbiamo versare a loro il frutto del NOSTRO lavoro ??
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Parteciperò, a Corleone in Sicilia, ai funerali di Placido Rizzotto il 24 maggio prossimo per essere solidale e vicino , anche se dopo molti anni, a un grande uomo che da solo ha combattuto i mafiosi e i latifondisti pagando con la propria vita, e anche perché ricorre l’anniversario della strage di Capaci che non voglio e non dobbiamo dimenticare.
Finalmente Il 9 marzo 2012 l’esame del DNA, comparato con quello estratto dal padre Carmelo Rizzotto, morto da tempo e riesumato per questo scopo, ha confermato che i resti trovati il 7 settembre 2009 presso le foibe di Rocca Busambra a Corleone appartengono a Placido.
La decisione di effettuare i funerali di Stato per Placido Rizzotto è una scelta di civiltà, di grande valore democratico e per noi un forte motivo di soddisfazione, e finalmente dare onore al giovane sindacalista che la mafia uccise 64 anni fa ordinando, per oltraggio e scelta politica, che i resti non fossero mai ritrovati. Oltre ad essere un’assunzione di responsabilità e civiltà di una comunità che non deve lasciare i propri figli morire per essa. Questo giorno deve essere ricordato come un fatto storico da non dimenticare e gridare che una comunità civile come la nostra combatterà unanime senza sconto n’è riserve alcuna tutti gli eserciti criminali e gli eserciti del malaffare.
George Orwell, pseudonimo con cui è noto Eric Blair, sicuramente il più autorevole tra i saggisti politici, opinionisti e giornalisti britannici del xx secolo,è stato tra i primi ad alzare critiche contro l’estremismo e la violenza del regime Staliniano tramite il suo breve romanzo allegorico Animal Farm, titolo originale dell’italiano ”La Fattoria degli Animali”.
Dibattito crudo ch’è stato oggetto della satira orwelliana dal primo dopo guerra, nonostante egli fosse di formazione prettamente socialista e democratica, e che, pur partendo da una metafora evidente e sconcertante del socialismo reale russo, si evolve come analisi chiara, schietta e comprensibile ad un pubblico vastissimo di lettori delle conseguenze popolari delle tirannie totalitariste.
Il breve libello, circa 70 pagine, è stato pubblicato per la prima volta già nel ’47, a soli due anni dal termine del conflitto mondiale, e assume un valore estremamente importante per la nascita e la crescita di veri e propri movimenti culturali. Esso segue il leitmotiv delle fabulae di Fedro, con l’assegnazione ad ogni animale della fattoria il ruolo di rappresentante di una reale classe sociale o di un personaggio storico di rilievo. Un’altro modello può altresì essere individuato nell’ultimo capitolo de “I Viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift.
Si possono facilmente riscontrare gli sviluppi della ribellione degli animali contro il padrone e oppressore Mr. jones come sintesi super partes della storia russa dalla rivoluzione bolscevica del 1917 alla presa del potere di Josif Stalin e alla degenerazione dell’ideologia marxista da salvezza del proletariato a regime fondato su Gulag, polizia politica e Stakanovismo (ideale di sforzo lavorativo oltre i propri limiti al servizio dello Stato). Dietro il proprietario della fattoria si cela, dunque, lo zar Nicola II, causa del malcontento dei proletari russi durante il primo conflitto mondiale e prima vittima della rivoluzione d’Ottobre; al “Vecchio Maggiore” corrispondono invece sia Marx che Lenin, padri della scuola di pensiero e della filosofia che funge da base teorica ed utopica alla ribellione; mentre il maiale Napoleon, il cui nome già richiama quello dell’Imperatore francese Napoleone Bonaparte, incarna Stalin, ovvero il responsabile della caduta ideologica del progetto Leninista e del suo progressivo avvicinamento agli altri regimi di terrore. Avvicinamento già ben noto a partire dal patto Molotov-Ribbentrop col quale si stabiliva la spartizione dei territori dell’Europa Orientale tra l’ambiziosa e belligerante nuova Urss e la Germania del nazista sanguinario Adolf Hitler e che viene rappresentato dall’Orwell come il banchetto privato tra i maiali, ormai detentori di un potere pressochè infinito, e i fattori confinanti con la tenuta Pilkington e Frederick. Durante questo incontro tutti i comandamenti, che avevano guidato inizialmente le sorti del popolo della fattoria, basati sulla uguaglianza e sull’assoluto divieto di compiere gesta simili a quelle degli umani (rappresentanti del nazifascismo), vengono infranti e non rispettati da Napoleon e i suoi maiali, i quali, seduti al tavolo vestiti da umani, in una casa appartenuta a Mr. Jones, sorseggiando alcolici, prendono accordi con gli altri “dittatori”. Per cui, secondo la nuova legge che prevede testualmente “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri“, le creature che da fuori osservano attonite la scena “…guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.
“Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io.”
Così scriveva mentre preparava il suo breve capolavoro Orwell, mantenendo poi questa linea anche nelle sue future opere, prima fra tutte “1984″, dalla quale, anche se in maniera a parer mia offensiva per l’autore, si ispira il famoso reality show “Grande Fratello”.
Grande Fratello, infatti, deriva da una errata traduzione di Big Brother, propriamente fratello maggiore, che sarebbe il partito unico a capo del nuovo potere mondiale di tipo totalitario rappresentato dal romanzo. Il Grande Fratello, così come avviene nella micro-società in televisione, spia universalmente ogni azione della popolazione mondiale, cercando di comprometterne eventuali piani sovversivi o azioni di opposizione al regime. Infatti, come teorizzato nei suoi saggi da Orwell, motivo comune ai totalitarismi sarebbe la tendenza a controllare il pensiero del popolo “… ancor più delle loro azioni”. In 1984, pessimistica visione del futuro, considerata addirittura distopia, questo carattere assume una estensione mondiale e costituisce un mezzo invincibile di gestione del potere.
Era il 1974, esattamente le ore 1:23 del 4 agosto, quando una bomba ad alto potenziale esplosivo fu innescata all’altezza di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, distruggendo il quinto vagone del treno espresso Roma-Brennero e togliendo la vita a 12 persone, senza contare i circa 48 feriti.
Ad un giorno dall’accaduto Ordine Nero, un movimento politico di estrema destra con la finalità di sovvertire l’ordine democratico dell’Italia, rivendica l’attentato diffondendo dei volantini con su scritto:
“…Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti.“
Tutti gli imputati furono assolti ed ancora non c’è un colpevole.
Oggi ancora esistono gruppi estremisti di ispirazione neonazista, e le stragi di Oslo ed Utoya non lasciano prseagire nulla di buono, la strada della democrazia ancora non è compiuta, neppure nella nostra avanzata Europa unita.
Persero la vita, senza alcuna colpa e senza alcuna possibilità di difendersi uomini e donne dai 14 ai 58 anni di età.
I LORO NOMI:
Elena Donatini (58)
Nicola Buffi (51)
Herbert Kotriner (35)
Nunzio Russo (49)
Marco Russo (14)
Maria Santina Carraro (47)
Tsugufumi Fukada (32)
Antidio Madaglia (70)
Elena Celli (67)
Raffaela Garosi (22)
Wìlbelmus Jacobus Hanema (20)
Silver Sirotti (25)
Una strage che ha cambiato il nostro modo di pensare
a cura di Fabio Antonio Siena
Paolo Borsellino
“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.”
LA VICENDA
Esattamente 19 anni fa, il 19 Luglio del 1992, a due mesi dalla stage di Capaci in cui persero la vita il Giudice antimafia Giovanni Falcone e la moglie, una piccola Fiat 126 imbottita di tritolo esplose in via Mariano D’Amelio, due minuti prima che scoccassero le 17, e carbonizzò i corpi del Procuratore della Repubblica di Marsala Paolo Borsellino e di tutta la sua scorta.
Il Magistrato, come ogni domenica, si era recato in quella frazione periferica di Palermo per far visita alla sua anziana madre, con la quale per tutta la vita aveva conservato un ottimo rapporto, quando all’improvviso degli uomini, posizionati molto verosimilmente sul Castello Utveggio che da sopra il monte Pellegrino domina la zona, attivarono il detonatore dell’autobomba, causando 6 morti e 24 feriti da una parte e l’orrore, lo sgomento e la disperazione di tutti gli uomini onesti di Palermo e d’Italia che da tempo seguivano con trepidazione i colpi di scena e le indagini dell’antimafia siciliana.
Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che manifesta con una agenda rossa in mano la sua rabbia
Pochi giorni prima il giudice era venuto a conoscenza dell’arrivo a Palermo di quel tritolo. Le autorità non gli impedirono, tuttavia, di continuare il suo lavoro e nonostante il rischio elevatissimo, con trepido coraggio continuò fino all’ultimo istante della sua vita ad indagare e ad appuntare tutto sulla sua rossa agenda del’arma dei carabinieri, la stessa che scomparve dalla scena del crimine e che secondo i leader del “Popolo delle Agende Rosse” conteneva gravissime informazioni, anche sulle più alte cariche dello stato.
MA QUELLA MORTE PORTO’ AD UN CAMBIAMENTO INASPETTATO:
LA NASCITA DI UNA NUOVA CORRENTE CULTURALE CON AL CENTRO L’ESEMPIO DEI MAGISTRATI ANTIMAFIA ASSASSINATI
In realtà la morte del magistrato Borsellino, su cui ancora oggi esistono moltissimi misteri e ambiguità, non fu, come una famosa frase inneggia, una morte delle loro idee. Fu bensì il punto di partenza per lo sviluppo di un forte sentimento di disprezzo nei confronti di Cosa Nostra e delle associazioni a delinquere di stampo mafioso in genere; la nascita di una nuova cultura in cui la componente anti-mafiosa domina le tradizioni di omertà, silenzio e indifferenza della popolazione.
Così quella che viene concepita spesso solo come una tragedia, in realtà fu un sacrificio necessario e funzionale ad un fine ben preciso, cioè quello della sensibilizzazione sociale alle tematiche della legalità e della lotta alla mafia, che nell’ultimo ventennio, con una crescita esponenziale di generazione in generazione, hanno attratto e persuaso milioni di giovani. L’ideologia dell’onestà, che in questo martirio trovò e trova tutt’oggi grande spinta morale, guida sicuramente più persone di quanto mai gli stessi magistrati avrebbero potuto immaginare.
Paolo Borsellino, che in questo anniversario ricordiamo, non deve essere solo l’uomo ucciso per rappresaglia da Cosa Nostra con la complicità delle istituzioni, bensì anche il padre di una nuova corrente di idee che dalla sua morte, dalle sue ceneri, come una fenice si erge sul nostro meridione in cerca d’altri uomini, come lui incorruttibili ed immortali.
La strada è lunga, il cammino è duro, ma se ognuno di noi facesse la propria parte, il traguardo sarebbe a un palmo di mano dal nostro naso. Questo anniversario, per l’appunto, serve a non dimenticarcene.
CRUDE IMMAGINI DI QUEL GIORNO:
Paolo Borsellino
SEGUONO UNA SERIE DI CITAZIONI DEL PROCURATORE BORSELLINO,
CHE PIU’ D’OGNI ALTRA SPECULAZIONE GIORNALISTICA POSSONO FARCI CAPIRE, SE NON LO ABBIAMO MAI SAPUTO, E RICORDARE, SE L’ABBIAMO DIMENTICATO, CHI ERA…
“L‘equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche grav, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.“
“A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato.“
“E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.”
“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.“
“E’ bello anche morire per le proprie idee. Chi ha il coraggio di sostenere i propri valori muore una volta sola, chi ha paura muore ogni giorno.“
“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.“
Paolo Borsellino
LA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR CIVILE
«Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, esercitava la propria missione con profondo impegno e grande coraggio, dedicando ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la proterva sfida lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Nonostante le continue e gravi minacce, proseguiva con zelo ed eroica determinazione il suo duro lavoro di investigatore, ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio dei più alti ideali di giustizia e delle Istituzioni.»
— Palermo, 19 luglio 1992
Duecentoventidue anni fa la Rivoluzione Francese esplodeva a Parigi con la presa, da parte del popolo scontento ed inferocito, del simbolo per eccellenza dell’Ancièn Regime all’epoca di Louis XVI, ovvero il gigantesco Castello con funzione di prigione della Bastiglia.
Un giorno, il 14 Luglio 1789, scritto in maniera indelebile nella mente d’ogni studente del mondo, d’ogni attivista politico, d’ogni seguace della democrazia; una data che rappresenta ovunque il cambiamento e la presa di coscienza degli oppressi che si riappropriano del proprio destino, diventandone artefici realmente. Un avvenimento, dunque, che segna una spaccatura nella storia delle umane società, una netta e decisa separazione tra un prima ed un dopo la rivolta: l’assolutismo e l’accentramento dei poteri risalente agli albori della storia che viene spazzato via dal terzo stato, fin allora relegato ai margini delle istituzioni, privo di un ruolo nelle decisioni nazionali ed internazionali, tutto ad un tratto protagonista di un nuovo corso, di una nuova epoca.
La presa della Bastiglia è il punto di partenza di ogni assetto statale democratico moderno, d’ogni azione popolare, d’ogni ideologia di tipo socialista e liberista. E’ il cemento denso che sta alle fondamenta di ogni diritto.
Celebrata da scrittori e letterati, statisti e rivoluzionari, la Rivoluzione Francese è il lume che rischiara il buio delle menti medievali, così assoggettate ai forti poteri da esser praticamente prive della più piccola indipendenza ed autonomia di giudizio. L’esplosione luminosa di vita che scaturì da secoli e secoli di oligarchie e imperi la vediamo ancor oggi prender forma, meglio di come qualsiasi intreccio di parole potrebbe fare, nella Libertà personificata di Eugène Delacroix che guida il popolo di Parigi stringendo la bandiera della Francia.
Segue una galleria di immagini sulla Rivoluzione Francese:
ANNIVERSARIO DELLA PRIMA GRANDE RIVOLUZIONE DELL’EPOCA MODERNA
La Libertà che guida il Popolo, Eugène Delacroix
“I grandi ci sembrano tali perché siamo in ginocchio. Alziamoci!”
a cura di Oreste Sabatino
Con questo motto il 14 luglio 1789 il popolo parigino rappresentato in maggior numero dal Terzo Stato,spinto dalla fame e dalla miseria delle campagne e guidato dalla borghesia illuminata prese la Bastiglia (prigione – fortezza) simbolo dell’Assolutismo Francese.
Il motivo che portò il popolo in piazza fu la grave crisi economica che dal ‘700 incombeva sulla Francia facendo così scoppiare un malcontento generale tra il Terzo Stato che scese in piazza e diede inizio alla più grande rivoluzione della storia,che determinò all’interno della società francese un cambiamento radicale, sconvolgendo e riformando il piano politico,sociale ed economico.
Furono aboliti la monarchia,le basi economiche e i vitalizi del Re e del clero.
Con la rivoluzione americana,che fu meno cruenta di quest’ultima, si ha l’inizio delle rivoluzioni liberali che scoppiarono nei secoli successivi nel resto d’Europa.
La rivoluzione o meglio il periodo rivoluzionario si concluderà con la decapitazione del Re e con un bagno di sangue. Nascerà un nuovo stato,lo stato moderno,la Repubblica, ma soprattutto prenderà l’avvio un processo di cambiamento politico, ispirato alla dichiarazione dei diritti universali dell’Uomo.
La presa della Bastiglia, avvenuta il 14 luglio 1789 a Parigi, fu un evento storico della Rivoluzione francese che culminò con la cattura dellaBastiglia (simbolo dell’Ancien Régime) da parte dei cittadini parigini. L’avvenimento, sebbene di per sé poco importante sul piano pratico, assunse un enorme significato simbolico a tal punto da essere considerato l’inizio della Rivoluzione.
La convocazione degli Stati Generali a Versailles nel maggio 1789 per cercare di sanare la difficile crisi politica, sociale ed economica in cui versava la Francia, animò nei mesi seguenti il dibattito politico che si estese fino ai salotti e alle piazze della capitale, a tal punto da indurre il il re Luigi XVI a schierare i suoi soldati attorno a Versailles, Parigi, Sèvres e Saint-Denis. L’11 luglio il Ministro delle Finanze Jacques Neckervenne destituito dal re, essendosi guadagnato l’inimicizia di parte della corte per aver manifestato in parecchie occasioni delle idee filo-popolari. Venne inoltre eseguita una riorganizzazione a livello generale mediante diverse sostituzioni: Victor-François de Broglie, Roland-Michel Barrin de La Galissonière, Paul François de Quelen de la Vauguyon, Louis Auguste Le Tonnelier de Breteuil e Joseph Foullon de Doué furono nominati per sostituire Louis Pierre de Chastenet de Puysegur, Armand Marc de Montmorin-Saint-Hérem, César-Guillaume de La Luzerne, François-Emmanuel Guignard de Saint-Priest e Necker. Il 15 luglio venne creata la Guardia Nazionale, affidata al comando di La Fayette, con il compito di reprimere ogni eventuale tentativo rivoluzionario. Molti aristocratici furono costretti a fuggire da Parigi e parecchie città crearono nuove municipalità borghesi, rimuovendo i rappresentanti del vecchio regime con l’intento di eliminare il centralismo monarchico.
Inizialmente la Presa della Bastiglia non ebbe affatto il risvolto simbolico che oggi le si attribuisce (l’inizio della Rivoluzione francese), ma fu considerata alla stregua di uno dei tanti tumulti allora frequenti a Parigi. Lo stesso Luigi XVI scrisse nel suo diario quel giorno rien (niente), a significare che non era accaduto nulla di rilevante o che meritasse di essere ricordato. Il 16 luglio però, spaventato dalle notizie di rivolta, il re riprese Necker come Ministro delle Finanze. Ma era troppo tardi, in quanto la Rivoluzione francese era ormai in atto. La Bastiglia venne lentamente smantellata in seguito al 14 luglio 1789 (alcune macerie furono vendute come reliquie), ma la piazza dove sorgeva (Place de la Bastille) è oggi una delle più grandi e famose di Parigi.
«La smania di subito impiantare nelle province napoletane quanto più si poteva delle istituzioni del Piemonte, senza neppur discettare se fossero o no opportune, fece nascere sin dal principio della dominazione piemontese il concetto e la voce «piemontizzare». Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito anzi annullato il commercio; serrati i privati per concorrenze subitanee, intempestive, impossibili a sostenersi e per lo annullamento delle tariffe e per le mal proporzionate riforme. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per i dicasteri e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’uomo possa alcun ducato che non si chiami un piemontese a disbrigarla. A’ mercanti di Piemonte dannosi le forniture più lucrose: burocratici di Piemonte occupano quasi tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocratici napoletani. Anche a fabbricare le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napolitani. A facchini della dogana, a carcerieri, a birri vengono uomini di Piemonte e donne piemontesi si prendono a nudrici dello ospizio dei trovatelli, quasi neppure il sangue di questo popolo più fosse bello e salutevole. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra siccome terra di conquista.»
dalla Mozione d’inchiesta del duca di Maddaloni Francesco Proto Carafa deputato di Casoria
La mozione di cui qui vengono riportati alcuni stralci fu presentata al banco della Presidenza della Camera il 20 novembre 1861. La mozione di inchiesta fu pubblicata a Nizza dalla Tip. A. Gilletta nel 1862 (se ne trova copia nella Biblioteca delle Civiche raccolte storiche. Museo del Risorgimento di Milano) e a Firenze dalla Tip. Virgiliana nel 1862 (se ne trova copia Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma).
Ed avevo una terra sul mare, una zappa e una lenza,
il battesimo non mi servì, mi chiamavo obbedienza,
la mia sola risposta era SI,
Sissignore padrone eccellenza,
il mio unico Santo nel cielo santa Pazienza.
E quel pezzo di pane, che mi dava il padrone,
Normanno, Tedesco, Francese, Spagnolo e BORBONE,
lo condivo con 4 fagioli, con un mezzo bicchiere di vino
e dormivo con 11 figli e mia moglie vicino.
Ma quel conte, ragioniere a Torino,
mi disse un giorno, ti presento Peppino,
se ti vuoi riscattare davvero è arrivato il momento,
di passare alla storia, col Risorgimento.
Il Monumento, il Monumento,
a Garibaldi, per lunità.
E così spalancai, ogni porta e cancello,
al fratello dItalia, con le piume al cappello,
e il fratello divenne il mio boia,
ogni donna di casa una troia
per la legge che spoglia a GESU per vestire i Savoia.
E io figlio del SUD, fui chiamato brigante
E NESSUN Robin Hood mi salvò le mutande,
e baciato solo dal vento,
dal vapore di un bastimento
mamma America mi asciugò le ferite ed il pianto.
E dalla padella, del padre padrone,
finì nella brace, di Don Corleone,
ma la giacca dellemigrante da quel momento,
divenne un gessato, coi bottoni dargento.
Il monumento, il monumento,
per il padrino dellomertà.
E quando il paese mi vide tornare arricchito,
con i dollari in tasca e il brillocco sul dito,
fu un boato di felicità
è ritornato lo zio pascià
Sventolarono il tricolore dellUnità.
Ed avevano tutti la faccia di quel tricolore,
Verde di rabbia, bianca di fame e rossa damore,
ed avevano i figli lontano,
a Torino, a Treviso a Milano,
per sentirli chiamare terroni da un altro italiano.
Ma le campane dei sopravvissuti,
non suonarono più per quelli caduti,
E quel pezzo di terra sul mare cullato dal vento,
nascondeva un milione di martiri sotto il cemento,
il monumento, il monumento,
per quei caduti non ci sarà
E nel cemento le famiglie degli obbedienza,
seppellirono pure la zappa e la lenza,
e nella piazza dellUnità,
fra due politici quaquaraquà,
fecero il grande monumento alla libertà.
Ma sulla base del marmo eretto,
cera una frase scritta in dialetto,
QUANNO SIENTE CA FIJET CHIAGNE PECCHE’ VO MAGNA’
MO DALLE NU PIEZZ, E STA’ LIBERTA’