Archivio per ‘Storia’

18 maggio 2012

Funerali di Stato dopo 64 anni Dignità e Onore a Placido Rizzotto

A cura di Nipo Nesia


Parteciperò, a Corleone in Sicilia, ai funerali di Placido Rizzotto il 24 maggio prossimo per essere solidale e vicino , anche se dopo molti anni, a un grande uomo che da solo ha combattuto i mafiosi e i latifondisti pagando con la propria vita, e anche perché ricorre l’anniversario della strage di Capaci che non voglio e non dobbiamo dimenticare.
Finalmente Il 9 marzo 2012 l’esame del DNA, comparato con quello estratto dal padre Carmelo Rizzotto, morto da tempo e riesumato per questo scopo, ha confermato che i resti trovati il 7 settembre 2009 presso le foibe di Rocca Busambra a Corleone appartengono a Placido.
La decisione di effettuare i funerali di Stato per Placido Rizzotto è una scelta di civiltà, di grande valore democratico e per noi un forte motivo di soddisfazione, e finalmente dare onore al giovane sindacalista che la mafia uccise 64 anni fa ordinando, per oltraggio e scelta politica, che i resti non fossero mai ritrovati. Oltre ad essere un’assunzione di responsabilità e civiltà di una comunità che non deve lasciare i propri figli morire per essa. Questo giorno deve essere ricordato come un fatto storico da non dimenticare e gridare che una comunità civile come la nostra combatterà unanime senza sconto n’è riserve alcuna tutti gli eserciti criminali e gli eserciti del malaffare.

24 marzo 2012

chi salva una vita, salva il mondo intero

Il finale drammatico di uno dei più importanti film di Spielberg, che narra come un imprenditore tedesco di nome Oskar Schindler, il cui nome tuttavia non è assai famoso, abbia salvato centinaia di uomini e donne di “razza ebraica” da morte certa nei campi di sterminio nazisti e come grazie ad egli nuove generazioni di uomini sono nate, perchè, com’è inciso sull’anello che gli operai donano a Schindler in segno di riconoscenza, “chi salva una vita, salva il mondo intero”.

21 gennaio 2012

91 anni fa nasceva il Pci

partito comunista italiano, pci

a cura di Oreste Sabatino

91 anni fa nasceva il PCI, il più grande, partito comunista di tutto l’occidente.Grazie a tutti i compagni e le compagne che dal fascismo al terrorismo passando per la resistenza hanno lottato a fianco dei lavoratori,degli oppressi e degli emarginati…Un partito di massa che ha scritto la storia italiana;dalle riunioni clandestine del periodo fascista,all’organizzazione della Resistenza,al governo di Unità,le critiche del 1968 al Pcus, il compromesso storico, lo strappo con Mosca e infine la svolta della Bolognina. Un pensiero va a Gramsci, Bordigia, Tasca, Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta, Pajetta, Napolitano, Occhetto e tanti altri leader, ma sopratutto ai suoi milioni e milioni di iscritti che hanno reso il PCI il più grande partito per numero di membri in tutta la storia della politica in Europa.

Concludo con una frase del Che: “Non credo che siamo stretti parenti, ma se lei è capace di tremare d’indignazione…ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante”.

21 dicembre 2011

Piero Calamandrei sulla Costituzione Italiana

Milano, 26 gennaio 1955

  L’art.34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi! E’ stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni, c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute: quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino, contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E io quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” Questo è l’ indifferentismo alla politica.

E’ così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. E vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare,vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va affondo, va affondo per tutti questo bastimento. E’ la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questo è uno delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo! Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora vedete, io ho poco altro da dirvi.

In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.

E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.

  •  Quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!
  • Quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!
  • Quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!
  • Quando leggo all’art. 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!!

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.

Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

20 novembre 2011

Omaggio a Glenn Gould



Glenn Herbert Gould (Toronto, 25 settembre 1932 – Toronto, 4 ottobre 1982) è stato un pianista, compositore, clavicembalista e organista canadese.

È ricordato soprattutto per le sue registrazioni di musiche di Bach, ma anche di Beethoven, Mozart e del repertorio pianistico del XX secolo.

Glenn Gould spesso canticchiava mentre suonava, e i suoi tecnici del suono non sempre sono riusciti con successo ad escludere la voce dalle sue incisioni. Gould affermava che il suo canto era qualcosa di involontario, e che cresceva proporzionalmente all’incapacità del pianoforte di realizzare la musica esattamente come egli la intendeva.

Gould era anche noto per i suoi particolari movimenti del corpo mentre suonava e per la sua insistenza nel seguire una precisa routine. Suonava nei concerti sempre e solo seduto sulla sedia pieghevole, con le gambe regolabili singolarmente, che suo padre, Bert Gould, aveva fatto costruire, e continuò ad utilizzarla anche quando questa era quasi completamente consumata (foto). La sua sedia è così strettamente identificata con la sua figura, da essere in mostra in un posto d’onore in una teca di vetro nella Biblioteca Nazionale del Canada. Lui stesso dichiarò in un famoso video che la sedia gli era “molto più vicina della stessa musica di Bach”. L’importanza di questo oggetto è dimostrata anche dal fatto che l’Estate canadese detentrice dei diritti su Glenn Gould ha individuato solo nel 2006 la società a cui affidare la sua riproduzione ufficiale.

Gould ha affermato: “Mozart è morto troppo tardi”. Mozart, morto a 35 anni, dopo i 25 fece un viaggio in Italia, e fu condizionato, negativamente secondo Gould, dal melodramma italiano.[4]. In realtà Mozart viaggiò per l’Italia e scrisse opere italiane dall’età di 13 anni (1769). Più aspra la critica a Schumann, di cui dice: “non aveva neanche competenza come pianista e se non fosse stato per quella sua scaltra mogliettina che si impegnò ad eseguire tutte quelle sue mediocri composizioni, noi manco sapremmo della sua esistenza”[5]. Per quanto la prima affermazione sia un fatto accertato, la seconda è difficilmente condivisibile. Al compositore Oskar Morawetz, che obiettò sull’interpretazione di Gould della sua Fantasia in re minore, Gould disse: “Mi sembra, da come parli, che tu non capisca la tua musica”.[6].

Sono in molti a ritenere che Gould fosse affetto dalla Sindrome di Asperger.[7] Egli morì prima che questa fosse inclusa nel DSM-IV, il principale manuale di riferimento per i disordini mentali utilizzato negli Stati Uniti, al 299.80. Molti tra i pazienti affetti dalla sindrome di Asperger posseggono abilità straordinarie in alcuni campi.

fonte: WIKIPEDIA ITALIA

http://it.wikipedia.org/wiki/Glenn_Gould

8 agosto 2011

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

a cura di Fabio Antonio Siena

George Orwell, pseudonimo con cui è noto Eric Blair, sicuramente il più autorevole tra i saggisti politici, opinionisti e giornalisti britannici del xx secolo,è stato tra i primi ad alzare critiche contro l’estremismo e la violenza del regime Staliniano tramite il suo breve romanzo allegorico Animal Farm, titolo originale dell’italiano  ”La Fattoria degli Animali”.

Dibattito crudo ch’è stato oggetto della satira orwelliana dal primo dopo guerra, nonostante egli fosse di formazione prettamente socialista e democratica, e che, pur partendo da una metafora evidente e sconcertante del socialismo reale russo, si evolve come analisi chiara, schietta e comprensibile ad un pubblico vastissimo di lettori delle conseguenze popolari delle tirannie totalitariste.

Il breve libello, circa 70 pagine, è stato pubblicato per la prima volta già nel ’47, a soli due anni dal termine del conflitto mondiale, e assume un valore estremamente importante per la nascita e la crescita di veri e propri movimenti culturali. Esso segue il leitmotiv delle fabulae di Fedro, con l’assegnazione ad ogni animale della fattoria il ruolo di rappresentante di una reale classe sociale o di un personaggio storico di rilievo. Un’altro modello può altresì essere individuato nell’ultimo capitolo de “I Viaggi di Gulliver” di Jonathan  Swift.

Si possono facilmente riscontrare gli sviluppi della ribellione degli animali contro il padrone e oppressore Mr. jones come sintesi super partes della storia russa dalla rivoluzione bolscevica del 1917 alla presa del potere di Josif Stalin e alla degenerazione dell’ideologia marxista da salvezza del proletariato a regime fondato su Gulag, polizia politica e Stakanovismo (ideale di sforzo lavorativo oltre i propri limiti al servizio dello Stato). Dietro il proprietario della fattoria si cela, dunque, lo zar Nicola II, causa del malcontento dei proletari russi durante il primo conflitto mondiale e prima vittima della rivoluzione d’Ottobre; al “Vecchio Maggiore” corrispondono invece sia Marx che Lenin, padri della scuola di pensiero e della filosofia che funge da base teorica ed utopica alla ribellione; mentre il maiale Napoleon, il cui nome già richiama quello dell’Imperatore francese Napoleone Bonaparte, incarna Stalin, ovvero il responsabile della caduta ideologica del progetto Leninista e del suo progressivo avvicinamento agli altri regimi di terrore. Avvicinamento già ben noto a partire dal patto Molotov-Ribbentrop col quale si stabiliva la spartizione dei territori dell’Europa Orientale tra l’ambiziosa e belligerante nuova Urss e  la Germania del nazista sanguinario Adolf Hitler e che viene rappresentato dall’Orwell come il banchetto privato tra i maiali, ormai detentori di un potere pressochè infinito, e i fattori confinanti con la tenuta Pilkington e Frederick. Durante questo incontro tutti i comandamenti, che avevano guidato inizialmente le sorti del popolo della fattoria, basati sulla uguaglianza e sull’assoluto divieto di compiere gesta simili a quelle degli umani (rappresentanti del nazifascismo), vengono infranti e non rispettati da Napoleon e i suoi maiali, i quali, seduti al tavolo vestiti da umani, in una casa appartenuta a Mr. Jones, sorseggiando alcolici, prendono accordi con gli altri “dittatori”. Per cui, secondo la nuova legge che prevede testualmente “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri“, le creature che da fuori osservano attonite la scena “…guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.

“Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io.”

Così scriveva mentre preparava il suo breve capolavoro Orwell, mantenendo poi questa linea anche nelle sue future opere, prima fra tutte “1984″, dalla quale, anche se in maniera a parer mia offensiva per l’autore, si ispira il famoso reality show “Grande Fratello”.

Grande Fratello, infatti, deriva da una errata traduzione di Big Brother, propriamente fratello maggiore, che sarebbe il partito unico a capo del nuovo potere mondiale di tipo totalitario rappresentato dal romanzo. Il Grande Fratello, così come avviene nella micro-società in televisione, spia universalmente ogni azione della popolazione mondiale, cercando di comprometterne eventuali piani sovversivi o azioni di opposizione al regime. Infatti, come teorizzato nei suoi saggi da Orwell, motivo comune ai totalitarismi sarebbe la tendenza a controllare il pensiero del popolo “… ancor più delle loro azioni”. In 1984, pessimistica visione del futuro, considerata addirittura distopia, questo carattere assume una estensione mondiale e costituisce un  mezzo invincibile di gestione del potere.

4 agosto 2011

ITALICUS, 37 anni dalla strage

a cura di Fabio Antonio Siena

Era il 1974,  esattamente le ore 1:23 del 4 agosto, quando una bomba ad alto potenziale esplosivo fu innescata all’altezza di  San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, distruggendo il quinto vagone del treno espresso Roma-Brennero e togliendo la vita a 12 persone, senza contare i circa 48 feriti.

Ad un giorno dall’accaduto Ordine Nero, un movimento politico di estrema destra con la finalità di sovvertire l’ordine democratico dell’Italia, rivendica l’attentato diffondendo dei volantini con su scritto:

…Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti.

Tutti gli imputati furono assolti ed ancora non c’è un colpevole.

Oggi ancora esistono gruppi estremisti di ispirazione neonazista, e le stragi di Oslo ed Utoya non lasciano prseagire nulla di buono, la strada della democrazia ancora non è compiuta, neppure nella nostra avanzata Europa unita.

 

Persero la vita, senza alcuna colpa e senza alcuna possibilità di difendersi uomini e donne dai 14 ai 58 anni di età.

I LORO NOMI:

Elena Donatini (58)
Nicola Buffi (51)
Herbert Kotriner (35)
Nunzio Russo (49)
Marco Russo (14)
Maria Santina Carraro (47)
Tsugufumi Fukada (32)
Antidio Madaglia (70)
Elena Celli (67)
Raffaela Garosi (22)
Wìlbelmus Jacobus Hanema (20)
Silver Sirotti (25)

19 luglio 2011

Dossier: VIA D’AMELIO COMPIE 19 ANNI

Una strage che ha cambiato il nostro modo di pensare

a cura di Fabio Antonio Siena

strage di via d'amelio

Paolo Borsellino

                                                                                                                                “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.”

 LA VICENDA

 Esattamente 19 anni fa, il 19 Luglio del 1992, a due mesi dalla stage di Capaci in cui persero la vita il Giudice antimafia Giovanni Falcone e la moglie, una piccola Fiat 126 imbottita di tritolo esplose in via Mariano D’Amelio, due minuti prima che scoccassero le 17, e carbonizzò i corpi del Procuratore della Repubblica di Marsala Paolo Borsellino e di tutta la sua scorta.

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Il Magistrato, come ogni domenica, si era recato in quella frazione periferica di Palermo per far visita alla sua anziana madre, con la quale per tutta la vita aveva conservato un ottimo rapporto, quando all’improvviso degli uomini, posizionati molto verosimilmente sul Castello Utveggio che da sopra il monte Pellegrino domina la zona,  attivarono il detonatore dell’autobomba, causando 6 morti e 24 feriti da una parte e l’orrore, lo sgomento e la disperazione di tutti gli uomini onesti di Palermo e d’Italia che da tempo seguivano con trepidazione i colpi di scena e le indagini dell’antimafia siciliana.

strage via d'amelio, agenda rossa

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che manifesta con una agenda rossa in mano la sua rabbia

Pochi giorni prima il giudice era venuto a conoscenza dell’arrivo a Palermo di quel tritolo. Le autorità non gli impedirono, tuttavia, di continuare il suo lavoro e  nonostante il rischio elevatissimo, con trepido coraggio continuò fino all’ultimo istante della sua vita ad indagare e ad appuntare tutto sulla sua rossa agenda del’arma dei carabinieri, la stessa che scomparve dalla scena del crimine e che secondo i leader del “Popolo delle Agende Rosse” conteneva gravissime informazioni, anche sulle più alte cariche dello stato.

MA QUELLA MORTE PORTO’ AD UN CAMBIAMENTO INASPETTATO:

LA NASCITA DI UNA NUOVA CORRENTE CULTURALE CON AL CENTRO L’ESEMPIO DEI MAGISTRATI ANTIMAFIA ASSASSINATI

via d'amelio sul giornale

 In realtà la morte del magistrato Borsellino, su cui ancora oggi esistono moltissimi misteri e ambiguità, non fu, come una famosa frase inneggia, una morte delle loro idee. Fu bensì il punto di partenza per lo sviluppo di un forte sentimento di disprezzo nei confronti di Cosa Nostra e delle associazioni a delinquere di stampo mafioso in genere; la nascita di una nuova cultura in cui la componente anti-mafiosa domina le tradizioni di omertà, silenzio e indifferenza della popolazione.

Così quella che viene concepita spesso solo come una tragedia, in realtà fu un sacrificio necessario e funzionale ad un fine ben preciso, cioè quello della sensibilizzazione sociale alle tematiche della legalità e della lotta alla mafia, che nell’ultimo ventennio, con una crescita esponenziale di generazione in generazione, hanno attratto e persuaso milioni di giovani. L’ideologia dell’onestà,  che in questo martirio trovò e trova tutt’oggi grande spinta morale, guida sicuramente più persone di quanto mai gli stessi magistrati avrebbero potuto immaginare.

santi laici, martiri di cosa nostra

Paolo Borsellino, che in questo anniversario ricordiamo, non deve essere solo l’uomo ucciso per rappresaglia da Cosa Nostra con la complicità delle istituzioni, bensì anche il padre di una nuova corrente di idee che dalla sua morte, dalle sue ceneri, come una fenice si erge sul nostro meridione in cerca d’altri uomini, come lui incorruttibili ed immortali.

La strada è lunga, il cammino è duro, ma se ognuno di noi facesse la propria parte, il traguardo sarebbe a un palmo di mano dal nostro naso. Questo anniversario, per l’appunto, serve a non dimenticarcene.

CRUDE IMMAGINI DI QUEL GIORNO:

SEGUONO UNA SERIE DI CITAZIONI DEL PROCURATORE BORSELLINO,

CHE PIU’ D’OGNI ALTRA SPECULAZIONE GIORNALISTICA POSSONO FARCI CAPIRE, SE NON LO ABBIAMO MAI SAPUTO, E RICORDARE, SE L’ABBIAMO DIMENTICATO, CHI ERA…

“L‘equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche grav, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.

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“A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato.

“E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.”

Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.

“E’ bello anche morire per le proprie idee. Chi ha il coraggio di sostenere i propri valori muore una volta sola, chi ha paura muore ogni giorno.

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino

LA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR CIVILE

PAOLO BORSELLINO VIA D'AMELIO

«Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, esercitava la propria missione con profondo impegno e grande coraggio, dedicando ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la proterva sfida lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Nonostante le continue e gravi minacce, proseguiva con zelo ed eroica determinazione il suo duro lavoro di investigatore, ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio dei più alti ideali di giustizia e delle Istituzioni.»
— Palermo, 19 luglio 1992

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