
a cura di Claudia Petrazzuolo
A quanti di Noi è venuto a noia parlare di politica? Se dovessimo fermarci all’esatto significato della parola ci vedremmo costretti ad affermare che la politica non può esserci venuta a noia perché in Italia non si fa politica dai tempi dei partigiani, da quando gli uomini facevano i partigiani; poi, quando hanno smesso di essere partigiani per diventare padri della Patria anche loro hanno imbastardito la loro azione: in maniera crescente, piegandosi alla ragione internazionale, alla ragion di stato, al privilegio, all’uso ed all’abuso della cosa pubblica, al considerarsi caste finendo per diventare, di fatto, i progenitori di quella schifezza umana che, oggi come oggi quasi nella sua totalità, racchiude la classe politica.
Non si può stare ogni giorno a parlare di questi signori i quali, fregandosene della loro provenienza elettiva, sfrontatamente, ostentatamente, continuano a trascurare quando non ad ignorare del tutto, per mancanza di conoscenza, per disinteresse manifesto, per egoismo di casta, per devianza anche genetica oltre che ambientale, quelle che sono le esigenze, i bisogni, le legittime aspettative del loro elettorato: no, non si può!
Anche noi poveri illusi e disillusi, noi sfruttati, noi pagatori designati a soddisfare i vizi e le manie dei ricchi, noi agnelli sacrificali sull’altare dell’evasione e del privilegio, noi Cristi inchiodati alla croce della esenzione vaticana e dello scudo fiscale, noi martiri dell’arena pensionistica e del precariato più avanzato, noi workless della cassa integrazione e del licenziamento agevolato, noi generosi donatori di beni pubblici, noi sfiduciati figli di un dio minore, ANCHE NOI ABBIAMO DIRITTO AD UN PO’ DI RIPOSO.
Potremmo, per cui ed invece, parlare di giornali e giornalisti, ma anche qui andremmo incontro a pratiche di masochistica sofferenza: quelli che prima osannavano un governo di nani e ballerine adesso incolpano i tecnici per non fare appieno quello che i nani e le ballerine non hanno mai saputo e voluto fare; quelli che hanno voluto i tecnici adesso li incolpano di non avere avuto abbastanza coraggio ed autonomia per fare ciò che gli oppositori dei nani e delle ballerine non sono mai riusciti a fare; quelli che stampavano e campavano sui sondaggi e sui “non sa, non risponde” continuano a non sapere e a non rispondere dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, indifferenti e non curanti di una realtà immutabilmente sempre uguale a sé stessa, che vede i privilegiati sempre più privilegiati e gli ultimi in gara fra loro a chi sarà l’ultimo fra gli ultimi.
Forse potremmo e dovremmo parlare di noi piccoli miserrimi esseri che non perdiamo occasione per inasprire il dolore di quei chiodi così tanto usati da essere arrugginiti e stanchi, essi stessi, del reggerci a quella croce dalla quale, più che non riuscire a scendere sembra non si voglia scendere. NON è infatti possibile che gli ultimi dichiarino costantemente di essere stanchi di esserlo e poi limitino la loro reazione al sogno, mai realizzato, di organizzarsi costruttivamente ad un movimento di riscatto. Ciascuno di essi potrebbe viceversa riuscire nel proprio piccolo a mettere in atto una “single revolution” andando ad incidere sulla società più prossima al suo essere cittadino fruitore di diritti cercando, così, di affrancarsi dall’essere solo un esecutore passivo di ordini o uno schiavo di leggi spesso e volentieri inique e persecutorie. Lascio a chiunque avesse la bontà di leggere quanto scrivo, l’immaginare l’effetto deflagrante che avrebbe sul sistema Italia ogni singolo atteggiamento se sommato a tutti gli altri.
Quindi siamo nel periodo prettamente prefestivo, tra cinque giorni è Natale e dunque TECNICAMENTE SARA’ una festa: quanto, ciascuno di noi ABBIA DA FESTEGGIARE credo sia una valutazione tutta politica da fare che della natura tecnica della festa non ha PIU’ NULLA!
Comunque sia, AUGURI,
male certo non fanno!