Archivio per ‘Nazionale’

24 maggio 2012

«La mafia non è finita, ma finirà»

a cura di Nipo Nesia

 

«Non abbiamo mai pensato che la mafia fosse finita, ma pensiamo che finirà».

È quanto ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando a Corleone a conclusione dei funerali di Stato per Placido Rizzotto, sindacalista della Cgil assassinato dalla mafia nel ’48. Il capo dello Stato ha consegnato alla sorella del sindacalista, Giuseppa, la medaglia d’oro al merito civile alla memoria. A celebrare le esequie è stato monsignor Salvatore Di Cristina, arcivescovo di Monreale. I funerali si sono svolti nella chiesa San Martino e in prima fila, con Napolitano, c’erano la moglie Clio, Vannino Chiti in rappresentanza del l Senato, Rosy Bindi per la Camera, e altre autorità.

Ha parlato poi il nipote di Placido Rizzotto, che ha ereditato il nome del nonno. “Zio Placido – ha detto -, non ti ho mai conosciuto personalmente, ma solo attraverso le parole appassionate di chi ti ha vissuto accanto: nonna Rosa ad esempio, che ho sempre visto vestita di nero”. Ha quindi ricordato i 42 sindacalisti uccisi dalla mafia: “Si deve riscrivere la storia di questi uomini, chiediamo verità e giustizia per tutti loro”. E infine: “Zio Placido riposa in pace, ora tocca a noi vincere”.

22 maggio 2012

Parma a Grillo, il resto al Pd

a cura di Oreste Sabatino
   Ad alcuni giornalisti,commentatori,editorialisti per l’ennesima volta ha dato fastidio la vittoria del Pd alle amministrative.
 Ma la matematica non è un’opinione, il Pd e il centrosinistra ribaltano il 18 a 8 di cinque anni fa nei comuni capoluogo e conquistano 92 comuni su 177 (principali comuni superiore a 15 mila abitanti), ma già dai primi dati l’attenzione si concentra solo su Parma,Palermo e Genova.
Certo le sconfitte a Parma e Palermo sono chiare e nette,nella prima città dopo un malgoverno del centrodestra fatto di tangenti,debiti e corruzione trionfa il grillino Pizzarotti col 61 %, trionfa grazie al centrodestra che al secondo turno ha votato “in massa” il candidato grillino,vince insomma con i voti di chi la città l’ha rovinata,altro che Stalingrado.
A Palermo altra città mal governata da oltre 10 anni da un centrodestra clientelare e mafioso rielegge per la quarta volta Leoluca Orlando, che aveva appoggiato Rita Borsellino alle primarie, ma dopo l’inaspettata vittoria dell’outsider Ferrandelli si sgancia dal patto delle primarie e si candida con l’Idv,sinistra ed ecologisti. La vittoria è schiacciante oltre il 70% dei consensi, aspettiamo ora il cambiamento tanto invocato da Orlando che i palermitani aspettano da tre legislature, in definitiva passare dalle parole ai fatti.
Qui le colpe in parte sono anche del Pd siciliano lacerato e diviso come il Pd calabrese che porta avanti una politica confusionaria che disorienta (e non orienta) i cittadini e tutto il centrosinistra.
A Genova invece il Pd vince con Doria, vincitore delle primarie come candidato indipendente appoggiato da Sel e dal prete di strada Don Gallo. Qui come a Milano l’anno scorso,il Pd è il primo partito in città conquistando 12 seggi di maggioranza su 24.
In fin dei conti, vince il Pd che grazie alla sua responsabilità e lealtà sta sostenendo Monti pur rimanendo sulle sue posizioni, vince l’unico partito nazionale e popolare che sfonda in tutto il Paese  e che giorno dopo giorno diventa centro di aggregazione di forze moderate  e di sinistra,vince la linea intransigente di Bersani che mira a costruire un grande partito progressista e riformista di stampo europeo che in poco tempo è diventato la principale forza del Paese.
Ma vince anche l’astensionismo che tocca cifre record,1 italiano su 2 è rimasto a casa. Ora servono delle risposte che gli italiani aspettano da troppo tempo, è compito del Pd dare risposte a chi a votare non c’è andato proprio.
10 aprile 2012

Due considerazioni sullo scandalo Lega Nord.

a cura di MIrko Boschetti

Il movimento dei puri è crollato. O almeno sta crollando. Il partito che da oltre 30 anni si è fatto paladino dei problemi del nord, il partito che più di tutti ha posto nell’agenda politica italiana la questione settentrionale, ora rischia di implodere, liberando nello scenario politico almeno 3 milioni di elettori.

Come non elettore della Lega Nord, né ora né mai, dovrei altamente fregarmene del caso Lega e di quello che sta succedendo nel partito “Verde del nord”. Eppure mi permetto di dire due considerazioni. La prima riguarda “la santificazione di Bossi dovuta alle sue dimissioni”. Tutti i leghisti che in questi giorni sono comparsi nei “media italiani” hanno difeso il grande capo, che con un gesto esemplare ha dato onore alla politica e ha dimostrato di essere un grande uomo. Niente di più falso. Bossi si è fatto fregare da “3 terroni” (Belsito, Rosi Mauro e la moglie di Bossi) e da un cretino (il Trota). Inoltre, se è vero quello che sta dichiarando la segretaria, era del tutto al corrente degli spostamenti di denaro. Poco probabile infatti che la sua casa sia stata ristrutturata a sua insaputa (come ha dichiarato lui mercoledì mattina). Quindi, come fa Bossi ad essere considerato onesto?
Sfatato il mito del Bossi guerriero è doveroso dire anche la seconda considerazione: Maroni non è un grande politico, moderato e distante dalla linea leghista. E’ stato per ben 3 anni ministro dell’interno e durante il suo mandato si è macchiato di crimini contro l’umanità (Che ancora non sono stati condannati del tutto) in seguito ai fatti di Lampedusa e dei migranti che venivano bloccati nel deserto libico (grazie ai suoi trattati con Gheddafi e Berlusconi) e venivano lasciati marcire sotto il sole cocente. Inoltre ha difeso la Lega nord attaccando Saviano, quando, prima di tutti, denunciò gli intrallazzi Lega-‘Ndrangheta, tanto che in seguito Maroni partecipò al programma “vieni via con me”, dopo le sue polemiche.
Insomma: Maroni è la Lega Nord vera, e ha contribuito a rendere la Lega uno dei peggiori partiti politici non solo d’Italia, ma anche del Mondo.
Quello che sta avvenendo in questi giorni è un modo per “rendere pulita” la Lega agli occhi degli italiani, ma finchè ci saranno i leghisti, la Lega non sarà mai un vero partito occidentale e democratico e non si farà motore di nessun cambiamento.
Qualcuno potrà dire che sono uno “sciacallo” per il mio comportamento antileghista. Qualcuno potrà dire che “devo almeno provare pietà per i militanti onesti padani”. Ma io non proverò mai pietà per chi in questi lunghi 30 anni ha inserito la volgarità nella politica. Non avrò mai pietà per i razzisti e i populisti. Non avrò mai pietà per i leghisti.

7 aprile 2012

SCANDALO LEGA, ulteriore sintomo di un sistema politico malato

“Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.” 

(Piergiorgio Odifreddi)

di Fabio Antonio Siena

Un partito costruito intorno alla figura di un leader solitario, di un ‘segretario’ di partito che ne guida le sorti per vent’anni ininterrotti, più che strumento di sintesi politica tra elettori ed eletti e veicolo di partecipazione alla vita politica del Paese, non può che diventare personale mezzo di guadagno. Se poi vi si aggiungono la naturale propensione anti-sistema ed estremista; la non ben delineata ideologia politica, racchiusa in deliranti affermazioni contro quello o quell’altro popolo, contro quella o quell’altra classe sociale, cioè una ideologia fondata sull’odio e la discriminazione e priva di finalità positive e concretamente realizzabili (ma anche solo credibili); un   populismo alla ricerca di fede incondizionata più che di consenso politico, il risultato è un disastroso danno alla cultura politica e alle istituzioni italiane e agli italiani.  La Lega è stata per vent’anni tutto ciò, da quando entrò trionfante in parlamento il 5 aprile del ’92.

Ma oggi, anche se ancora resiste qualche ‘barbaro utopista’ (di una pessima utopia aggiungerei), i fatti sbugiardano malamente le parole di Umberto Bossi, da tanti anni, almeno agli occhi dei suoi provinciali sostenitori, in lotta contro una “Roma Ladrona”, nella quale pare invece  che egli si sia ben ambientato. Lo scandalo è troppo grande, tanto che la stessa esistenza del partito a questo punto vacilla, e al suo leader (come già pochi mesi addietro ad un altro leader di un altro bel partito) non rimane altro che fare un passo indietro, cedendo, almeno formalmente, il comando (termine assai appropriato) del partito/movimento urbano leghista a un ‘triumvirato’ di dirigenti. Ma come il passato insegna, nessun partito sopravvive senza un leader carismatico, in particolar modo quando di solo carisma è in grado di nutrire le folle più che di sostanza.

Questo scandalo, tuttavia,  evidenzia come ancora, nonostante il tempo passato da mani pulite,  il sistema politico italiano sia “..un viluppo di corruzione e privilegi, di uso privato di risorse pubbliche e di spudorata impunità, che è divenuto sempre più stringente, che soffoca una democrazia in affanno e ne aggrava una crisi già drammatica” (cit. Rodotà). Ma se pure sarebbe possibile in teoria creare degli strumenti normativi idonei a render più trasparente e democratica l’organizzazione interna dei partiti, finchè al loro interno permane la volontà di non farlo (per interessi vari di quello o di quell’altro notabile), mai potranno essere adottati dal legislatore: e la sfiducia del corpo elettorale cresce ogni giorno.

25 gennaio 2012

“Santo e santissimo!”: l’Italia degli sfigati

a cura di Simone Spinale

E’ da giorni che leggo, ascolto, mi guardo in giro (come disse Moretti in “Palombella Rossa”: “Faccio cose, vedo persone…”) e vedo un’Italia siciliana e una Sicilia italiana. Tutto è caos, è una continua dimostrazione del dissenso sull’andamento generale del nostro Paese. Le azioni di Monti possono avere un effetto anche positivo in alcuni aspetti ma questo governo arriva dopo una gestione disastrosa delle finanze italiane. Non c’è la voglia di colpevolizzare il precedente governo ma tutto il circo politico che non ha reso disponibile alla nazione un vero contrasto tra maggioranza e opposizione, che non ha gestito, denunciato, avvisato, spronato l’Italia intera ad andare verso un andamento opposto a quello intrapreso da almeno 30 anni. Nessuno può indicare un governo in cui c’è stata una gestione reale e profonda dei problemi economici tipici italiani (evasione, debito pubblico, crescita minima, mercato del lavoro disastrato). E allora le gente dimostra il suo malessere stratificato negli anni. Le manifestazioni si susseguono. E ogni manifestazione ha sostenitori e oppositori che si pongono come in un ping pong continuo ad avere ruoli diversi in base alla manifestazione che ci si ritrova davanti. L’Italia si muove e si smuove dalle fondamenta perché vuole trattenere i privilegi strappati negli anni scorsi, vuole essere liberista ma facendo l’occhiolino al socialismo, vuole essere ambientalista ma farsi domande sul nucleare, vuole capire che colore ha il forcone o che pecora rappresenta il movimento dei pastori sardi, vuole anche essere rispettosa delle tasse “giuste” per tutti ma non vuole Equitalia (in verità non vuole un fisco che scenda come mannaia su chi lavora e strozzato dai debiti non può pagare e vede sempre più evasori in giro con macchine di lusso!). Tutta questa Italia che si sveglia durante la notte per l’ennesima fase d’emergenza mi ricorda il ciclo dei Vinti di Verga. La nobiltà decaduta nel “Mastro Don Gesualdo” che si contrappone al valore della “roba” può definire il gioco che l’Italia sta facendo con il suo popolo. Ogni azienda che ha un valore per diversi motivi fiscali, economici e soprattutto culturali prima o poi viene ceduta, acquisita o smantellata con conseguente perdita di ciò che si era costruito e di ciò che era il vero made in Italy ovvero l’ingegno italiano. La forza nazionale è sempre stata la media impresa o l’impresa familiare anche se tutto questo mondo è stato trainato dal buon nome delle grandi aziende italiane che in molti settori hanno giocato ruoli determinanti negli ambiti internazionali. Oggi invece dalla moda all’alimentare, dalla chimica al settore energetico ciò che è rimasto italiano è solo il nome ovvero il contenitore ma il contenuto che darà i frutti nel futuro sarà straniero, sarà magari di aziende di nazioni europee che oggi ci guardano col dito puntato per paura di un tonfo con effetto domino. E allora intelligentemente cosa farebbe una nazione che vuole puntare sul proprio futuro? Darebbe nuovi slanci alle nuove generazioni, alle nuove menti che potrebbero comunque ricreare altre grandi aziende o comunque aziende solide e apprezzate nel mondo. Darebbe alle risorse umane modalità per sviluppare il proprio ingegno, la propri forza vitale, utile a trainare una nazione fuori dalla stagnazione social-economica. Ma il condizionale per l’Italia è d’obbligo. Ciò che si sente è un’ennesima battuta infelice su tutta quella generazione che vorrebbe generare e non subire. Arriva la critica sui tempi e non si pensa magari che nella stragrande maggioranza dei casi chi riesce a laurearsi dopo mille difficoltà, comprese quelle economiche, è una mente che può dare e che sa perchè ha faticato per sapere. Non ha esperienza ma quello è un problema che lo Stato stesso deve risolvere con la possibilità di accedere ad un lavoro qualificato che apprezzi e accompagni la preparazione iniziale ad una preparazione in campo. Nessuno può essere definito sfigato o bamboccione perchè chi è nella realtà così non arriva a laurearsi perchè sceglie strade alternative “più facili” date dal benessere familiare o da opportunità di lavoro immediato. Qualora ci fossero. Inoltre la classe dirigente di uno Stato da poco declassato a BBB+ forse dovrebbe combattere per ritornare in “serie A” e non sputare su chi potrebbe dare una mano fondamentale. La nobiltà decaduta invece fa sentire chi non ha il vero potere intellettuale appartenente ad una classe sociale superiore che permette valutazioni sommarie e superficiali del tessuto reale della nazione. Nulla avviene per caso e se i gioielli di casa vengono venduti e l’argenteria è già un ricordo forse l’Italia alla guida dovrebbe stare a sentire di più l’Italia che ha preparazione reale. Tacere non vuol dire accettare ma a questo punto vuol dire agire diversamente (la fuga dei cervelli dovrebbe ricordare qualcosa…) per trovare un sistema che valorizzi gli sforzi compiuti da ognuno e ponga la preparazione come base per costruire certezze e futuro. In Italia la cosiddetta meritocrazia è un metodo che non attecchisce perchè va contro la “roba” di chi è già abbiente. Gli sfigati sono stanchi dell’Italietta che non sa ma pretende di avere ruoli di gestione. Forse in un altro Stato nessuno potrebbe mai pensare di dire che il futuro è un futuro in mano agli sfigati, un futuro di persone che dovrebbero riflettere a 16 anni per ciò che decideranno a 32 anni… in quale posto come nel romanzo di Verga si urla “santo e santissimo!” e non si fa nulla per spegnere l’incendio in piena notte???

Le campane suonano per avvisare e tutti corrono ma l’incendio ormai ha preso tutto il palazzo e la “roba” è andata in fumo!!

10 gennaio 2012

IL RILANCIO DELL’ECONOMIA PARTE DALLE LIBERALIZZAZIONI

a cura di Fabio Antonio Siena

Entro l’Eurogruppo del 23 Gennaio,in base a quanto si evince dalle ultime dichiarazioni, il Governo italiano dovrà approvare in sede di Consiglio dei Ministri un Decreto Legge contenente un primo pacchetto di riforme in campo di liberalizzazioni. La forma del decreto è stata preferita non solo per abbreviare notevolmente il procedimento, ma anche per cercare di scongiurare, tramite un’azione unitaria e contestuale nei vari campi, reazioni faziose dei gruppi parlamentari, le quali minerebbero certamente l’obiettivo di massima equità dei provvedimenti.

Nel termine liberalizzazioni, precisa il Presidente del Consiglio durante l’intervista di Fabio Fazio nell’ambito del programma televisivo Rai ‘Che Tempo che Fa’,  non è sottintesa alcuna idea politica di parte.

Si tratterà per l’appunto di innovazioni nei confronti di tutti quei settori economici Italiani che, come residuo di tradizioni di tipo corporativo, ancora oggi tendono a derogare al principio di libera concorrenza e di uguaglianza materiale, proteggendo e privilegiando i soggetti interni, e ostacolandone l’ingresso di nuovi. Questo fenomeno, più marcato in Italia rispetto ad altri paesi dell’Eurozona, si riscontra esplicitamente in molteplici settori: basti pensare alle Farmacie, agli studi notarili, ai Taxi ed a tutti quei residui di corporativismo nel quale ogni giorno ci si imbatte, i quali, a scapito soprattutto dei giovani e della mobilità sociale, tendono a favorire l’immobilismo e l’ereditarietà. I danni che questo immobilismo arreca all’economia interna sono senza alcun dubbio notevoli, in particolar modo dal punto di vista dei consumatori che, in regimi senza troppa temerarietà definibili “oligopolistici”, si ritrovano a dover pagare, come supplemento a quello che sarebbe il prezzo di libera concorrenza,  l’elevato margine di profitto dei lobbisti.

Nella storia della Repubblica Italiana, tuttavia, gli interessi di parte delle fazioni politiche che si sono alternate alla guida del paese, hanno reso impossibile delle riforme strutturali in tal senso, perciò il premier Monti, con un certo ottimismo, considerando la natura ‘tecnica’ del governo che è stato chiamato a dirigere,  crede sia questo il momento più idoneo a ‘liberalizzare’.

Il decreto, ancora in piena fase di elaborazione, seguirà l’indirizzo proposto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. tra le proposte quella di imporre la presenza contestuale di erogatori di carburante di marchi differenti, per consentire all’utente di scegliere tra di essi il più conveniente e per favorire così l’abbassamento dei prezzi. Le liberalizzazioni riguarderanno, inoltre, i trasporti pubblici e i servizi postali.

20 dicembre 2011

NATALE, FESTA TECNICA!

a cura di Claudia Petrazzuolo

A quanti di Noi è venuto a noia parlare di politica? Se dovessimo fermarci all’esatto significato della parola ci vedremmo costretti ad affermare che la politica non può esserci venuta a noia perché in Italia non si fa politica dai tempi dei partigiani, da quando gli uomini   facevano i partigiani; poi, quando hanno smesso di essere partigiani per diventare padri della Patria anche loro hanno imbastardito la loro azione: in maniera crescente, piegandosi alla ragione internazionale, alla ragion di stato, al privilegio, all’uso ed all’abuso della cosa pubblica, al considerarsi caste finendo per diventare, di fatto, i progenitori di quella schifezza umana che, oggi come oggi quasi nella sua totalità, racchiude la classe politica.

Non si può stare ogni giorno a parlare di questi signori i quali, fregandosene della loro provenienza elettiva, sfrontatamente, ostentatamente, continuano a trascurare quando non ad ignorare del tutto, per mancanza di conoscenza, per disinteresse manifesto, per egoismo di casta, per devianza anche genetica oltre che ambientale, quelle che sono le esigenze, i bisogni, le legittime aspettative del loro elettorato: no, non si può!
Anche noi poveri illusi e disillusi, noi sfruttati, noi pagatori designati a soddisfare i vizi e le manie dei ricchi, noi agnelli sacrificali sull’altare dell’evasione e del privilegio, noi Cristi inchiodati alla croce della esenzione vaticana e dello scudo fiscale, noi martiri dell’arena pensionistica e del precariato più avanzato, noi workless della cassa integrazione e del licenziamento agevolato, noi generosi donatori di beni pubblici, noi sfiduciati figli di un dio minore, ANCHE NOI ABBIAMO DIRITTO AD UN PO’ DI RIPOSO.

Potremmo, per cui ed invece, parlare di giornali e giornalisti, ma anche qui andremmo incontro a pratiche di masochistica sofferenza: quelli che prima osannavano un governo di nani e ballerine adesso incolpano i tecnici per non fare appieno quello che i nani e le ballerine non hanno mai saputo e voluto fare; quelli che hanno voluto i tecnici adesso li incolpano di non avere avuto abbastanza coraggio ed autonomia per fare ciò che gli oppositori dei nani e delle ballerine non sono mai riusciti a fare; quelli che stampavano e campavano sui sondaggi e sui “non sa, non risponde” continuano a non sapere e a non rispondere dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, indifferenti e non curanti di una realtà immutabilmente sempre uguale a sé stessa, che vede i privilegiati sempre più privilegiati e gli ultimi in gara fra loro a chi sarà l’ultimo fra gli ultimi.
Forse potremmo e dovremmo parlare di noi piccoli miserrimi esseri che non perdiamo occasione per inasprire il dolore di quei chiodi così tanto usati da essere arrugginiti e stanchi, essi stessi, del reggerci a quella croce dalla quale, più che non riuscire a scendere sembra non si voglia scendere. NON è infatti possibile che gli ultimi dichiarino costantemente di essere stanchi di esserlo e poi limitino la loro reazione al sogno, mai realizzato, di organizzarsi costruttivamente ad un movimento di riscatto. Ciascuno di essi potrebbe viceversa riuscire nel proprio piccolo a mettere in atto una “single revolution” andando ad incidere sulla società più prossima al suo essere cittadino fruitore di diritti cercando, così, di affrancarsi dall’essere solo un esecutore passivo di ordini o uno schiavo di leggi spesso e volentieri inique e persecutorie. Lascio a chiunque avesse la bontà di leggere quanto scrivo, l’immaginare l’effetto deflagrante che avrebbe sul sistema Italia ogni singolo atteggiamento se sommato a tutti gli altri.

Quindi siamo nel periodo prettamente prefestivo, tra cinque giorni è Natale e dunque TECNICAMENTE SARA’ una festa: quanto, ciascuno di noi ABBIA DA FESTEGGIARE credo sia una valutazione tutta politica da fare che della natura tecnica della festa non ha PIU’ NULLA!
Comunque sia, AUGURI,
male certo non fanno!

1 dicembre 2011

LUNEDI’ ARRIVA LA MANOVRA

a cura di Nipo Nesia

In questi giorni si stà parlando di tutto per sanare il disavanzo pubblico, ed ecco che lunedì prossimo una serie di provvedimenti urgenti con misure strutturali dovranno  fare pareggiare il bilancio dello stato per non andare al dissesto.

“‘Agiremo per vedere l’Italia in modo più possibile incisivo nel dibattito in sede Ue”. Lo ha detto il premier Mario Monti. “E’ importante per l’Italia stare accanto a Germania e Francia, essendo la terza economia nella zona euro, ma lo vogliamo fare mantenendo il più fecondo rapporto possibile con l’Ue, con il metodo comunitario”.

E lancia  anche un “appello al senso di urgenza e responsabilità” per arrivare rapidamente anche al varo degli interventi sulle pensioni.

Su questo  ultimo punto  che mi voglio soffermare e riflettere: ma voi studiosi  politologi ed economisti che  lucidate poltrone dalla mattina alla sera , con l’aria condizionata quando fa caldo e i riscaldamenti  a palla quando fa freddo  avete mai lavorato in un cantiere sia esso edile , agricolo in una  fabbrica fonderia.

Io vi consiglierei di provare un solo giorno, per vedere se poi avete il coraggio di proporre ad aumentare i 40 anni per andare in pensione.

Già adesso un carpentiere che s’è stato fortunato ha iniziato a lavorare a 25 anni (oggi è una chimera) dopo 40 anni n’è ha 65  con quale coraggio lo mandereste su un’impalcatura, anche con tutte le misure di sicurezza che U.E. sta imponendo sarà sempre un lavoratore usurato stanco e con riflessi lenti con una grossa probabilità di ammazzarsi, ma forse questa è la strategia di questi grandi economisti: l’usa e getta dopo che non ti servono più sfruttati al massimo, ma quando hanno un costo passivo cioè la pensione, non importa se i contributi  sono stati versati, bilanciano il conto dello stato, e non potendo ridurre i vitalizi, le indennità e quant’altro v’è  la prendete sempre con i più deboli. I LAVORATORI.

Se quarant’anni vi sembrano pochi provate voi a lavorare e vi accorgerete quanto vi sbagliate.

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