Archivio per ‘Musica’

24 marzo 2012

Quello che non ho – Fabrizio De Andre’

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.

Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.

Quello che non ho sono i tuoi denti d’oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.

Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

31 agosto 2011

Franco Battiato, La Canzone Dei Vecchi Amanti

La Chanson Des Vieux Amants

cantautori, musica italiana, violino, musica leggera, testo canzone, video, musica, la chanson des vieux amants, Certo ci fu qualche tempesta 
anni d’amore alla follia. 
Mille volte tu dicesti basta 
mille volte io me ne andai via. 
Ed ogni mobile ricorda 
in questa stanza senza culla 
i lampi dei vecchi contrasti 
non c’era più una cosa giusta 
avevi perso il tuo calore 
ed io la febbre di conquista. 
Mio amore mio dolce meraviglioso amore 
dall’alba chiara finché il giorno muore 
ti amo ancora sai ti amo. 
So tutto delle tue magie 
e tu della mia intimità 
sapevo delle tue bugie 
tu delle mie tristi viltà. 
So che hai avuto degli amanti 
bisogna pur passare il tempo 
bisogna pur che il corpo esulti 
ma c’é voluto del talento 
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. 


Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore 
dall’alba chiara finché il giorno muore 
ti amo ancora sai ti amo. 
Il tempo passa e ci scoraggia 
tormenti sulla nostra via 
ma dimmi c’é peggior insidia 
che amarsi con monotonia. 
Adesso piangi molto dopo 
io mi dispero con ritardo 
non abbiamo più misteri 
si lascia meno fare al caso 
scendiamo a patti con la terra 
però é la stessa dolce guerra. 
Mon amour 
mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour 
de l’aube claire jusqu’à la fin du jour 
je t’aime encore, tu sais, je t’ame

3 agosto 2011

MUSICA: Il Nuvolaro – Camillore’

la notizia alternativa, democrazia, musica, camillorè

Sono uscito di casa molto presto stanotte
per comprarti una stella, la più fresca e la più bella.
Mi hanno visto “coglione” e mi hanno chiesto un milione,
ma io un milione non ce l’ho!
Cavallucci marini ghiotti di marmellata
mi hanno dato una dritta: una nuvola usata.
Al mercato del Raro lì ci sta un nuvolaro,
Che io un milione non ce l’ho!
Nuvole,fagotti e vecchi stracci colorati
nuvole per chi,nuvole per voi.
Nuvole per chi ama senza un soldo nella tasca.
Nuvole per due nuvole per noi.
Nuvola,ho una nuvola,bianca nuvola per te.
Questa nuvola,caro,non consuma un bel niente,
nè benzina o metano serve solo un buon piano
che la gonfi di note e non le servono ruote,
che io un milione non ce l’ho!
Nuvole,fagotti,vecchi stracci colorati,
nuvole per chi, nuvole per voi.
Nuvole per chi ama senza un soldo nella tasca,
nuvole per due, nuvole per noi.
Nuvola,ho una nuvola,bianca nuvola per te.
Nuvole non hai bisogno solo della notte,
nuvole per chi,nuvole per voi.
Nuvole ubriache si rincorrono felici,
nuvole per due, nuvole per noi.
Nuvola,ho una nuvola,bianca nuvola per te!
Scivola nel cielo come fosse una cascata,
scivola la mia giornata.
Nuvola paziente che all’azzurro si strofina,
nuvola di una mattina.

24 luglio 2011

“DESTRA SINISTRA”, Giorgio Gaber

Una splendida canzone di Giorgio Gaber, importantissimo cantautore e cabarettista italiano del novecento, a sfondo politico-satirico, colma di spunti di riflessione importanti e intuizioni chiare, evidenti di uno scontro tra destra e sinistra a volte generato da ideologie contrapposte, a volte generato dal pregiudizio infondato per lo schieramento opposto.

 

 

 

 

 

 

17 luglio 2011

Antonello Venditti, “Me ne vojo annà da sto paese marcio…”

sora rosa

“Me ne vojo annà da sto paese marcio,

Che cià li bbuchi ar posto der cervello,

che vò magnà dull’ossa de chi soffre,

che pensa solo ar posto che po’ perde.”

Sora Rosa – Antonello Venditti

TESTO COMPLETO

A Sora Rosa me ne vado via,
ciò er core a pezzi pe’lla vergogna,
de questa terra che nu mm’aiuta mai
de questa gente che te sputa n’faccia,
che nun’ha mai preso na farce in mano,
che se distingue pe na cravatta.
Me ne vojo annà da sto paese marcio,
Che cià li bbuchi ar posto der cervello,
che vò magnà dull’ossa de chi soffre,
che pensa solo ar posto che po’ perde.
Ciavemo forza e voja più de tutti
Annamo là dove ce stanno i morti,
anche se semo du ossa de prosciutti
ce vedrà chi cià li occhioni sani
che ce dirà: “venite giù all’inferno
armeno ciavrete er foco pell’inverno”.
Si ciai un core, tu me poi capì
Si ciai n’amore, tu me poi seguì
Che ce ne frega si nun contamo gnente
Se semo sotto li calli della ggente.
Sai che ti dico, io mo’ me butto ar fiume,
così finisco de campà sta vita
che a poco a poco m’ha ‘succato l’occhi
più delle pene de stana immortale.
Annamo via, tenemose pe’mano,
c’è solo questo de vero pe’chi spera,
che forse un giorno chi magna troppo adesso
possa sputà le ossa che so’ sante.

13 luglio 2011

VIA DEL CAMPO – De Andre’

Via Del Campo

Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c’è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

Via del Campo Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti PFM vol2 è un album live di Fabrizio De André pubblicato nel 1979. Il disco è stato registrato durante alcuni concerti tenuti nel gennaio del 1979 insieme alla PFM

8 luglio 2011

TERRONE: Avevo una terra sul mare, una zappa e una lenza, il battesimo non mi servì, mi chiamavo obbedienza

Ed avevo una terra sul mare, una zappa e una lenza,
il battesimo non mi servì, mi chiamavo obbedienza,
la mia sola risposta era SI,
Sissignore padrone eccellenza,
il mio unico Santo nel cielo santa Pazienza.

E quel pezzo di pane, che mi dava il padrone,
Normanno, Tedesco, Francese, Spagnolo e BORBONE,
lo condivo con 4 fagioli, con un mezzo bicchiere di vino
e dormivo con 11 figli e mia moglie vicino.

Ma quel conte, ragioniere a Torino,
mi disse un giorno, ti presento Peppino,
se ti vuoi riscattare davvero è arrivato il momento,
di passare alla storia, col Risorgimento.

Il Monumento, il Monumento,
a Garibaldi, per lunità.

E così spalancai, ogni porta e cancello,
al fratello dItalia, con le piume al cappello,
e il fratello divenne il mio boia,
ogni donna di casa una troia
per la legge che spoglia a GESU per vestire i Savoia.

E io figlio del SUD, fui chiamato brigante
E NESSUN Robin Hood mi salvò le mutande,
e baciato solo dal vento,
dal vapore di un bastimento
mamma America mi asciugò le ferite ed il pianto.

E dalla padella, del padre padrone,
finì nella brace, di Don Corleone,
ma la giacca dellemigrante da quel momento,
divenne un gessato, coi bottoni dargento.

Il monumento, il monumento,
per il padrino dellomertà.

E quando il paese mi vide tornare arricchito,
con i dollari in tasca e il brillocco sul dito,
fu un boato di felicità
è ritornato lo zio pascià
Sventolarono il tricolore dellUnità.

Ed avevano tutti la faccia di quel tricolore,
Verde di rabbia, bianca di fame e rossa damore,
ed avevano i figli lontano,
a Torino, a Treviso a Milano,
per sentirli chiamare terroni da un altro italiano.

Ma le campane dei sopravvissuti,
non suonarono più per quelli caduti,
E quel pezzo di terra sul mare cullato dal vento,
nascondeva un milione di martiri sotto il cemento,

il monumento, il monumento,
per quei caduti non ci sarà

E nel cemento le famiglie degli obbedienza,
seppellirono pure la zappa e la lenza,
e nella piazza dellUnità,
fra due politici quaquaraquà,
fecero il grande monumento alla libertà.

Ma sulla base del marmo eretto,
cera una frase scritta in dialetto,
QUANNO SIENTE CA FIJET CHIAGNE PECCHE’ VO MAGNA’
MO DALLE NU PIEZZ, E STA’ LIBERTA’

30 giugno 2011

“INVERNO”- Fabrizio De Andrè

Lyrics by Fabrizio de André
Music by Gianpiero Reverberi and Fabrizio de André

Dall’album “Tutti Morimmo A Stento”- 1968.

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

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