Reggio Calabria. In occasione del ventesimo anniversario dalla strage di
Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo
ed i tre agenti della sua scorta, la “Giovane Italia” di Reggio Calabria ha voluto commemorare questi servitori dello Stato con un’iniziativa originale,
ma dal forte valore morale. Una cena conviviale svoltasi in un luogo per nulla
casuale, il ristorante “L’Accademia” di Lazzaro, il cui titolare Filippo ogliandro ha avuto il coraggio e la dignità di denunciare e fare arrestare uno degli estorsori che nel dicembre 2008 si presentò a chiedere il pizzo. Alla serata
hanno preso parte molti rappresentanti del mondo associazionistico e politico, come Libera, Temerariamente, Qui Ti Muovi, UGL Giovani, Generazione Futuro, ed esponenti del Comune di Reggio Calabria, quali l’Assessore Tilde Minasi, i consiglieri Scarfone, Romeo, Pizzimenti, Marra, Nava e Pasquale Imbalzano. Toccante è stato il momento della proiezione del filmato sulla vita di Falcone realizzato da “Liberamente Tv”, il canale interattivo della Giovane Italia di Reggio Calabria, coì come la testimonianza espressa da Filippo Cogliandro che, dopo un momento di riflessione introdotto dal Presidente provinciale del movimento giovanile del PdL Amato Luigi, ha esortato i
presenti a scegliere intelligentemente le aziende che, pur tra mille difficoltà, non abbassano la testa di fronte la criminalità organizzata sottraendosi al pizzo. Il ristoratore ha dichiarato di essere stato raggiunto, dopo i fatti che lo portarono a spezzare le catene del racket, da numerosi attestati di solidarietà e vicinanza provenienti da ampi settori della società civile e delle istituzioni, anche con gesti concreti, fatti di provvedimenti volti a supportare tutti coloro i quali decidono di non piegarsi alla sopraffazione mafiosa, dalla Camera di commercio di Reggio Calabria alle amministrazioni locali dei Comuni di Reggio Calabria e Motta San Giovanni. La Giovane Italia di Reggio Calabria, oltre ad esprimere grande soddisfazione per l’ottima riuscita dell’iniziativa, la cui
partecipazione è andata aldilà delle attese, ringrazia quanti si sono spesi per la giornata commemorativa dimostrando ancora una volta un fervido impegno giovanile nella quotidiana lotta ad un male atavico che colpisce da troppo tempo la nostra terra, e per colpa della quale eroi come Falcone e Borsellino hanno perso la propria vita
PER RICORDARE
BR: non sono i nostri obiettivi studenti e lavoratori
a cura di Nipo Nesia
“Non sono certo gli studenti o i lavoratori i nostri obiettivi”. “Nuove le idee, immutati gli obiettivi”. Questo il testo della lettera firmata ‘Brigate Rosse, Brigata Gino Liverani ‘Diegò”, recapitata per posta alla sede Ansa di Ancona. Sono in corso indagini sull’ attendibilità della missiva, impostata il 23 maggio ad Ancona.
E’ una questione culturale
a cura di Nipo Nesia

La criminilità organizzata sguazza tra ingiustizie e illegalità nella sua arroganza, indisturbata nella collusione politica permessa da una popolazione compiacente e complice. Questa complicità si è ormai radicata nel tessuto sociale che è divenuta una normalità quasi in tutte le regioni d’italia, come ben leggiamo in tutti i quotidiani nazionali, consente così a farla inserire dapertutto e dovunque sempre di più profondamente con i suoi tentacoli appiccicosi; si nutre della linfa vitale della società civile, inserendogli liquami corrotti e veleni che lentamenti porta alla morte. Quello che mi fà più ribrezzo sono quelle persone cosidette “per bene” che secondo le occasioni esultano: la giustizia, o i comportamenti malavitosi condividendoli, oppure talvolta restando indifferenti come se non gli interessasse perchè non cosa loro, e rimangono alla finestra a guardare senza prendere parte. Di questi ne avrei preferito guardare il volto del vero nemico da combattere invece del nè carne nè pesce, già nell’apocalisse si scrisse “…. tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente!… Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca. …. sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo…” Neanche Dio ne aveva rispetto. Recentemente ho conoscito un’altra categoria, cosiddetta ” per bene” che per schivare da loro eventuali ripercussioni e responsabilità nel rilascio di atti o concessioni da richieste anomale ed illegali, nelle funzioni che rivestono: amministratori locali o funzionari amministrativi, etc…, invece di rispondere con fermezza: NO questo non si può fare non è possibile legalmente, ed eventualmente denunciare se ci sono i presupposti, o insistenze illegali, rimbalzano la responsabiltà della loro decisione ad altri “se vuole lui” facedo così intendere che tutto si può fare se l’altro vuole, aldilà della legge, ed ecco le ripercussioni criminosi: attentati, minacce etc… alle persone veramnte per bene se l’altro invece è una persona onesta rispettosa delle leggi a cui è stato preposto. Altre volte, invece si fanno promesse che non vengono e non possono mantenere, oppure quando si fanno due pesi e due misure, travisando la propria autorità nell’esecuzione delle proprie mansioni . Quello che purtroppo alcune volte leggiamo ed ascoltimo. La criminalità organizzata, grazie anche ad una politica gestionale locale e nazionale, si è mimetizzata nella legalità con facciate e parvenze cosidette ” normali” attravero prestanomi e società compiacenti, ormai non esistono più le mafie che devono apparire per far paura e dominare così il loro territorio, preferiscono restare all’ombra in quanto esse hanno interesse ad investire i loro tesori accumulati nei loro loschi affari in attività apparentemente “pulite”, ma avendo come caretteristica nel proprio indole sempre la malvagità, la sopraffazione, la violenza, e sopratutto il crimine e i loschi affari che continuano a fare; tiene sempre a guinzaglio tutti quelli che gli ruotono intorno e chiede il conto delle preferenze e dei favori a tutti i satelliti che gli sono stati e gli ruotano ancora intorno con delle proposte che non possono rifiutare.
Con Maria Carmela Lanzetta c’è la Calabria migliore.
Ed è così che giorno 12 aprile arriva in Calabria la Commissione Antimafia riunita a Monasterace su richiesta dell’onorevole Laura Garavini,insieme alla commissione arriva anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani accompagnato da Roberta Agostini,Davide Zoggia,Andrea Orlando e Stefano Di Traglia rispettivamente responsabile nazionale donne,enti locali,giustizia e comunicazione.
Dato l’affetto e la vicinanza delle istituzioni e della società la sindachessa ha ritirato le sue dimissioni.
Un gesto che fa ben sperare quella Calabria che con determinazione si è schierata dalla parte della giustizia e della legalità ,a nome dei Gd della provincia di Crotone esprimo la massima vicinanza e solidarietà a Maria Carmela e ai tanti amministratori calabresi e del Mezzogiorno che ogni giorno contrastano la Mafia.
Due considerazioni sullo scandalo Lega Nord.
a cura di MIrko Boschetti
Il movimento dei puri è crollato. O almeno sta crollando. Il partito che da oltre 30 anni si è fatto paladino dei problemi del nord, il partito che più di tutti ha posto nell’agenda politica italiana la questione settentrionale, ora rischia di implodere, liberando nello scenario politico almeno 3 milioni di elettori.
Come non elettore della Lega Nord, né ora né mai, dovrei altamente fregarmene del caso Lega e di quello che sta succedendo nel partito “Verde del nord”. Eppure mi permetto di dire due considerazioni. La prima riguarda “la santificazione di Bossi dovuta alle sue dimissioni”. Tutti i leghisti che in questi giorni sono comparsi nei “media italiani” hanno difeso il grande capo, che con un gesto esemplare ha dato onore alla politica e ha dimostrato di essere un grande uomo. Niente di più falso. Bossi si è fatto fregare da “3 terroni” (Belsito, Rosi Mauro e la moglie di Bossi) e da un cretino (il Trota). Inoltre, se è vero quello che sta dichiarando la segretaria, era del tutto al corrente degli spostamenti di denaro. Poco probabile infatti che la sua casa sia stata ristrutturata a sua insaputa (come ha dichiarato lui mercoledì mattina). Quindi, come fa Bossi ad essere considerato onesto?
Sfatato il mito del Bossi guerriero è doveroso dire anche la seconda considerazione: Maroni non è un grande politico, moderato e distante dalla linea leghista. E’ stato per ben 3 anni ministro dell’interno e durante il suo mandato si è macchiato di crimini contro l’umanità (Che ancora non sono stati condannati del tutto) in seguito ai fatti di Lampedusa e dei migranti che venivano bloccati nel deserto libico (grazie ai suoi trattati con Gheddafi e Berlusconi) e venivano lasciati marcire sotto il sole cocente. Inoltre ha difeso la Lega nord attaccando Saviano, quando, prima di tutti, denunciò gli intrallazzi Lega-‘Ndrangheta, tanto che in seguito Maroni partecipò al programma “vieni via con me”, dopo le sue polemiche.
Insomma: Maroni è la Lega Nord vera, e ha contribuito a rendere la Lega uno dei peggiori partiti politici non solo d’Italia, ma anche del Mondo.
Quello che sta avvenendo in questi giorni è un modo per “rendere pulita” la Lega agli occhi degli italiani, ma finchè ci saranno i leghisti, la Lega non sarà mai un vero partito occidentale e democratico e non si farà motore di nessun cambiamento.
Qualcuno potrà dire che sono uno “sciacallo” per il mio comportamento antileghista. Qualcuno potrà dire che “devo almeno provare pietà per i militanti onesti padani”. Ma io non proverò mai pietà per chi in questi lunghi 30 anni ha inserito la volgarità nella politica. Non avrò mai pietà per i razzisti e i populisti. Non avrò mai pietà per i leghisti.
“SPORCO NEGRO, LA CRISI E’ COLPA TUA!”
PERCHE’ NOI ITALIANI SIAMO RAZZISTI?
a cura di Mirko Boschetti
La crisi che doveva essere “psicologica”, frutto dell’invenzione dei “media”, “inventata”, continua a fare danni. Sale la disoccupazione (in Italia un giovane su quattro è senza lavoro), la nazione e l’Europa rischiano di crollare, prospettando un futuro cupo per l’intera nazione.
Per tutta risposta aumentano gli atti di razzismo, e gli episodi di intolleranza, tanto che ormai sono all’ordine del giorno. Di chi è la colpa?
Basta chiedere in giro cosa si pensa degli stranieri (soprattutto al nord, ma anche al sud), e le riposte saranno più o meno queste: “Gli stranieri? Rubano, puzzano, sono strani, violentano le donne, uccidono, e soprattutto rubano il posto di lavoro agli italiani, e adesso che c’è la crisi, il lavoro è essenziale!”
Gli stranieri sono un po’ come il capro espiatorio. Sono come gli ebrei che fecero perdere la Germania alla seconda guerra mondiale. Sono un po’ come i negretti che “chiedevano troppi diritti” negli USA del ‘900 e si scontravano con i difensori dell’America: i Ku Klux Klan!

Ma chi è razzista? Un po’ siamo tutti razzisti. Tutti siamo diffidenti con chi non conosciamo, poi se è vestito in modo strano, prega un altro Dio, o addirittura è di un altro colore, allora le differenze sono molto marcate! Il problema sta nel fatto di come riusciamo a gestirci quando dobbiamo rapportarci con “il diverso”. C’è chi non lo tollera, e ha degli attacchi di odio. C’è chi è indifferente, ed è aperto anche ad un confronto.
Ma come abbiamo fatto noi italiani ad arrivare a questo grado di razzismo? Noi che siamo stati stranieri circa 200 anni fa? Io credo che abbiano influito molti fattori: la cultura, la religione, lo stato sociale, e la politica.
Iniziamo dall’ultimo che è il più evidente. Ci sono partiti politici, che volenti o nolenti, hanno posto il razzismo tra i primi punti del loro “governare”. Naturalmente non sono tutti così, ma molti (soprattutto elettori) captano proprio parole, che colpiscono la loro “pancia”, come: “Via i clandestini”, “Chiudiamo i campi Rom” “Il lavoro agli italiani”. Sembrano frasi da stadio, ma in una società che si interessa sempre meno alla politica, sono frasi che giungono subito all’orecchio di chi ascolta, e non hanno doppi-sensi.
Ora passiamo allo stato sociale. E’ evidente che chi è ricco, non bada a chi è più povero di lui. Insomma: un clandestino non potrà essere un concorrente (sul lavoro) ad un banchiere! Invece chi è povero, o vive in uno stato sociale medio-basso trova il Rom di turno come un “nemico” da battere o un ostacolo da superare!
E ora passiamo ad un altro tasto dolente della nostra società: la religione. Spesso è proprio la religione a fare la differenza (soprattutto nel passato, adesso un po’ meno). “Quella gente viene in Italia e pretende di avere un moschea” è una frase tipica per chi vive in zone, dove dovrebbero costruire un luogo sacro.
te ultime citazioni sono prese da un documento che è stato pubblicato da alcuni siti di estrema destra).
Quest’anno si chiude con un’ altra azione tremenda avvenuta nella calma “Norvegia”. Un neo-nazista di nome Breivik ha ucciso circa 80 ragazzi che si trovavano ad un meeting di una formazione politica giovanile, proprio perché il loro partito aveva emanato leggi di libertà nei confronti degli stranieri. Molti stranieri inoltre sono morti sull’Isola si Utoya (dove è avvenuta la strage).
Insomma, la razza umana è terribile. E continuerà ad esserlo fino a quando non capiremo tutti che esistono solo due razze “Gli umani e i non umani”,come disse Einstein lo scorso secolo.
DUE FIGLIE RUBATE DALLO STATO
Uso per una volta questo spazio per diffondere la protesta di un padre di famiglia, Saverio Sarcina, che è stato scippato di due figlie dal Tribunale dei Minori senza motivo alcuno. Questa è la documentazione che mi ha mandato. Non vi dico di giudicare, solo leggere e diffondere, grazie
Walter Impellizzeri
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13931
Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 550 del 17/11/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/11/2011
Elenco dei co-firmatari dell’atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma BELTRANDI MARCO PARTITO DEMOCRATICO 17/11/2011 FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA PARTITO DEMOCRATICO 17/11/2011 MECACCI MATTEO PARTITO DEMOCRATICO 17/11/2011 TURCO MAURIZIO PARTITO DEMOCRATICO 17/11/2011 ZAMPARUTTI ELISABETTA PARTITO DEMOCRATICO 17/11/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
- MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
- MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/11/2011
Stato iter:
IN CORSO
presentata da
giovedì 17 novembre 2011, seduta n.550
- Per sapere – premesso che:
su La Gazzetta del Mezzogiorno del 17 ottobre 2011 è apparso un articolo di G.L. intitolato «I genitori cercano un accordo – Bimbe contese: l’uomo aveva inscenato una protesta davanti al Tribunale per i minorenni», nel quale viene raccontata la drammatica vicenda di S.S. 33 anni, al quale sono state tolte le figlie e che proprio per questo da diversi mesi sta portando avanti una pacifica e civile protesta davanti al tribunale per i minori di Bari. La stessa notizia è stata ripresa dal Quotidiano di Bari e Provincia lo scorso primo novembre 2011 in un articolo scritto da Francesco De Martino e intitolato «Porterò la mia croce davanti a istituzioni e tribunali baresi – Continua la protesta, davanti al Tribunale per i minori di Bari, del commerciante all’ingrosso di Trinitapoli che rivuole le sue figliole»;
la vicenda narrata negli articoli sopra citati può essere riassunta nel modo che segue: a seguito di una nota trasmessa dai servizi sociali di Trinitapoli, con la quale si denunciava la condizione di presunto pregiudizio in cui vivrebbero le minori A e F. S., è stato promosso dalla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Bari un procedimento sulla potestà, attesa l’incapacità della madre di prendersi cura delle figlie, e stante la presunta elevata conflittualità della donna con il padre delle due minori;
il tribunale per i minorenni di Bari, con provvedimento del 24 novembre 2010, disponeva quindi l’affido delle medesime minori, di appena due anni e mezzo, ai servizi sociali di Trinitapoli e le collocava, unitamente alla madre signora L.C. presso una struttura comunitaria idonea alla realizzazione di interventi volti al recupero psicofisico della madre (a causa di un gesto autolesionistico compiuto dalla medesima), stabilendo altresì che gli incontri delle minori con il padre dovessero avvenire in forma protetta a scopo di cautela;
dopo una serie di accertamenti, il tribunale per i minorenni di Bari, con provvedimento del 9 febbraio 2011, dopo aver affermato (testuale) che «Le minori hanno un ottimo rapporto con il padre e su questo non vi è dubbio», disponeva solo un percorso di deistituzionalizzazione della madre e delle bambine, prevedendo il loro graduale rientro a Trinitapoli da attuarsi entro e non oltre il mese di maggio 2011;
successivamente, e del tutto incomprensibilmente, lo stesso tribunale per i minorenni, con provvedimento del 20 aprile 2011, nonostante avesse precedentemente accertato l’ottimo rapporto delle minori con il padre, disponeva (testuale): «la sospensione dei rientri delle minori nella città di Trinitapoli»;
tale repentino cambiamento di indirizzo da parte del tribunale per i minorenni di Bari e, quindi, la decisione di sospendere il rientro delle minori a casa, veniva motivato dall’autorità giudiziaria sulla base di una richiesta della madre di anticipare il rientro a casa delle minori ed anche, incredibile a dirsi, sulla base di una civilissima e pacifica protesta attuata, davanti alla sede del tribunale, dal padre delle due minori al fine di rivendicare il proprio diritto alla genitorialità. Ed invero nel citato provvedimento del 20 aprile 2011 adottato dal tribunale per i minorenni di Bari è dato leggere quanto segue: «(…) considerato che il successivo giorno 4 aprile la Sig.ra C.L. …inviava un fax al tribunale nel quale chiedeva di poter anticipare il rientro a casa… e considerato che nella stessa giornata S.S. inscenava innanzi al Tribunale per i Minorenni una manifestazione di protesta consistente nell’esposizione di un tabellone appeso alla recinzione apposta di fronte al Tribunale, nelle esposizione di due cartelli da lui indossati e nella distribuzione ai passanti di volantini, oltre che nella spiegazione ai passanti dei fatti, a mezzo megafono, lamentando l’allontanamento delle figlie da Trinitapoli e il loro collocamento in comunità (…)»;
inoltre, con successivo provvedimento del 1o giugno 2011, il tribunale per i minorenni di Bari ordinava addirittura l’immediata sospensione degli incontri del padre con le minori (provvedimento poi tempestivamente impugnato dagli avvocati dell’interessato);
in considerazione della gravità di quanto stava accadendo e, soprattutto, nell’interesse delle due minori, i legali di fiducia del padre e della madre delle bambine depositavano congiuntamente, in data 10 ottobre 2011, una istanza di affido condiviso rendendo sostanzialmente vano l’argomento del presunto – e mai provato – stato di litigiosità fra i genitori delle piccole A. e F. utilizzato dalle istituzioni per addivenire ai provvedimenti innanzi richiamati;
il tribunale per i minorenni di Bari respingeva l’istanza di affido condiviso rinviando ogni decisione in merito all’esito del deposito dell’elaborato peritale;
con successiva istanza d’urgenza del 20 ottobre 2011, sempre a firma congiunta dei legali del padre e della madre delle minori, le richieste di affido condiviso delle bambine venivano reiterate atteso lo stato di salute delle piccole A. e F. e stante il fatto che ormai le minori non potevano essere ulteriormente collocate presso la struttura che le ospita unitamente alla loro madre;
il tribunale per i minorenni di Bari, rigettava nuovamente l’istanza rinviando ogni decisione in merito all’esito del deposito dell’elaborato peritale;
nella presente vicenda non vi è mai stato alcun provvedimento di decadenza della potestà genitoriale nei confronti dei due genitori e tanto meno del signor S.S. il quale si è sempre preso cura delle minori ed è economicamente in grado di sostenere le stesse, essendo titolare di una azienda agricola e disponendo di una abitazione in grado di ospitare entrambe le figlie;
l’articolo 1 della legge n. 184 del 1983 dà priorità all’esigenza del minore di crescere all’interno della famiglia naturale, così valorizzando il legame naturale del figlio con la famiglia d’origine. Il rilievo del legame di sangue è tanto forte da importare che la crescita del minore in seno alla famiglia naturale può essere sacrificata solo a fronte di una oggettiva situazione di mancanza di cure materiali e morali da parte dei genitori e dei prossimi congiunti, che possa gravemente pregiudicare lo sviluppo e l’equilibrio psico-fisico del minore (Corte di Cassazione Sezione I civile, 14 aprile 2006, n. 8877);
in nessuno dei decreti emessi dal tribunale dei minori di Bari si ravvisa tale «oggettiva situazione di mancanza di cure materiali e morali da parte dei genitori delle minori»; il che fa sorgere il fondato sospetto che i provvedimenti finora assunti dall’autorità giudiziaria siano stati in qualche misura indotti o comunque condizionati dalla protesta pacifica del signor S.S.;
ad avviso degli interroganti, tutto ciò rappresenta un danno per le due bambine che, anche in caso di separazione dei genitori, hanno tutto il diritto di mantenere, se non la famiglia, almeno relazioni positive con ciascun genitore, onde prevenire sofferenze psicologiche e danni allo sviluppo della loro personalità;
peraltro il mantenimento delle due minori in comunità, ancorché immotivato, costituisce un aggravio di costi per gli enti pubblici locali, stimabile in almeno 8.000,00 euro mensili;
sarebbe opportuno appurare:
a) se siano stati garantiti nei confronti delle due minori citate la tutela dell’incolumità fisica e psicologica e l’ascolto delle loro ragioni, ed in generale i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, e se ci siano eventuali ragioni amministrative che impediscano la loro permanenza nel contesto familiare in cui sono cresciute;
b) se le minori siano state adeguatamente tutelate nel loro diritto di continuare a godere dell’affetto di entrambi i loro genitori che rappresentavano il loro unico punto di riferimento -:
se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno assumere, nell’ambito delle proprie competenze, iniziative, con riferimento a quanto descritto in premessa, al fine di verificare l’eventuale sussistenza di presupposti idonei a promuovere un’azione disciplinare;
se il Governo non ritenga necessario verificare quanti siano all’anno i collocamenti in casa famiglia o in comunità disposti dal tribunale dei minori di Bari nei casi in cui esista un genitore idoneo che abbia un forte legame affettivo con il figlio e se disponga di elementi in ordine all’importo annuale delle spese relative ai collocamenti in comunità o case famiglia disposti dal tribunale dei minori di Bari, considerando che il costo per lo Stato in media varia dai 70 ai 300 euro al giorno per ciascun minore.(4-13931)












