Archivio per gennaio, 2012

29 gennaio 2012

Citando… Piero Calamandrei

Piero Calamandrei, Resistenza, Costituzione, Libertà, Democrazia, Diritti Inviolabili, Moti di Popolo, Rivolte, Rivoluzione

Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio. Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.

Piero Calamandrei

(dal discorso tenuto al Teatro Lirico di Milano, 28 febbraio 1954, in Uomini e città della Resistenza: discorsi scritti ed epigrafi, Laterza)
28 gennaio 2012

Golgota

 a cura di Claudia Petrazzuolo

Hai un foglio bianco davanti, la tastiera di un computer, un mondo infame attorno, un passato molto da ridere dietro le spalle ed un futuro deprimente davanti: vorresti avere la capacità aulica di scrivere qualcosa che avesse la forza coinvolgente di un grido di dolore, vorresti esser capace di suscitare negli animi quegli imput di indignazione sufficienti a che una moltitudine si mettesse in cammino per cambiare la propria condizione, vorresti avere l’oratoria necessaria a suscitare in qualcuno la voglia di ascoltare …, ma l’unica cosa che riesci a fare è descrivere la tua incapacità meglio espressa come non mai dall’uso disperato dei verbi al condizionale!.

“ … ed invece, inerti, restiamo fermi a guardare …”. In ognuno di noi, ogni giorno e per tutte le occasioni stomachevoli, umilianti, vessatorie, affliggenti che ci vengono proposte o di cui siamo o ci riteniamo vittime, c’è un attimo di cosciente repisiscenza che ci spingerebbe ad una reazione pur che sia; eppure ed invece, preda di sedativi di varia natura e variamente somministrati, lasciamo che quel momento liberatorio passi e incanaliamo, quale che sia il sentimento, in quel momento, motore il nostro fare in mille rivoli discussori, in milioni di dietrologie possibili, in miliardi di futuribili scenari lasciando che quell’unica, sostanziale, vera preoccupazione a frenarci vinca sempiternamente la sua egoistica ed egocentrica battaglia: …AMEINFONDOPOINONVATANTOMALE .

Nei deserti, ma questo in verità ovunque siano presenti, i pozzi si presentano come buchi profondi in fondo ai quali c’è molto spesso un’acqua melmosa appena appena utilizzabile per irrigare campi o giardini e quasi mai buona da bere così come la si trova; nessuno mai che rifletta sul fatto che i pozzi sono il frutto di uno scavo continuo verso una profondità nascosta per raggiungere la quale bisogna scendere e scendere ed ancora scendere nelle viscere della terra per trovare quel liquido necessario ad un normale sostentamento. Nessuno tranne i possessori dei pozzi i quali, invece, ben sanno, quanto ciascuno di essi, sia costato in fatica, sacrifici, soldi. L’importanza dell’acqua, impunemente sottovalutata, sciupata, a volte negletta, si capisce nei momenti in cui essa viene a scarseggiare o a mancare del tutto, ed è in quel momento che coloro i quali possessori di pozzi non sono cominciano ad agitarsi in preda a seti sempre più intense e crescenti. Logica vorrebbe che, stabilita una giusta, necessaria, finalmente bastevole razione per ciascuno, si ricorresse all’approvvigionamento lì dove l’acqua scorre abbondante o è ancora presente in quantità e qualità accettabili: quei grandi possedimenti, dove scorrono fiumi, dove sono presenti piscine, dove fontane scolpite da grandi artisti articolano giochi idrici per la gioia dei pochi che ne godono.

Logica vorrebbe!. Nel paese di Bengodia, invece, si lasciano le piscine piene, si continuano ad innaffiare i giardini con l’acqua potabile e si consente che le fontane svolgano il loro ruolo edonistico contemporaneamente dicendo agli assetati che devono smettere di bere e suggerendo loro di adattarsi all’acqua dei pozzi. Da qui la guerra tra poveri e meno poveri per un sorso di liquido ristoratore, che benché melmoso e poco limpido, spinge coloro che ne sono ancora possessori a chiedersi il perché delle proteste di quei brutti e sporchi e malfidati e collusi e strumentalizzati e miserabili che con il loro fare minacciano quel ben misero possedimento con NESSUNO fermo a riflettere che, prima o poi, anche i pozzi si seccheranno chiunque ne sia il proprietario.

Quindi … quindi … quindi …

Ed allora ti ritrovi davanti ad un foglio bianco, non sapendo più cosa fare, cosa dire, cosa scrivere perché, sapendo di non essere l’unica persona che vede, anzi nella certezza di essere solo uno dei milioni che vedono e che come te si agitano, non riesci a capire più nulla del mondo che ti circonda.

“ Padre, perdona loro perché essi non sanno cosa SI fanno …! ” una preghiera, forse, non servirà a molto, ma, almeno questo, TUTTI INSIEME, dovremmo poter riuscire a farlo.

26 gennaio 2012

Le vignette di Rob… Riprende l’isola dei Famosi

a cura di Roberto Mangosi

“L’umanità potrebbe fare volentieri a meno di un programma simile, ma ora c’è un nuovo personaggio in grado di dare nuovo impulso alla trasmissione … “

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25 gennaio 2012

“Santo e santissimo!”: l’Italia degli sfigati

a cura di Simone Spinale

E’ da giorni che leggo, ascolto, mi guardo in giro (come disse Moretti in “Palombella Rossa”: “Faccio cose, vedo persone…”) e vedo un’Italia siciliana e una Sicilia italiana. Tutto è caos, è una continua dimostrazione del dissenso sull’andamento generale del nostro Paese. Le azioni di Monti possono avere un effetto anche positivo in alcuni aspetti ma questo governo arriva dopo una gestione disastrosa delle finanze italiane. Non c’è la voglia di colpevolizzare il precedente governo ma tutto il circo politico che non ha reso disponibile alla nazione un vero contrasto tra maggioranza e opposizione, che non ha gestito, denunciato, avvisato, spronato l’Italia intera ad andare verso un andamento opposto a quello intrapreso da almeno 30 anni. Nessuno può indicare un governo in cui c’è stata una gestione reale e profonda dei problemi economici tipici italiani (evasione, debito pubblico, crescita minima, mercato del lavoro disastrato). E allora le gente dimostra il suo malessere stratificato negli anni. Le manifestazioni si susseguono. E ogni manifestazione ha sostenitori e oppositori che si pongono come in un ping pong continuo ad avere ruoli diversi in base alla manifestazione che ci si ritrova davanti. L’Italia si muove e si smuove dalle fondamenta perché vuole trattenere i privilegi strappati negli anni scorsi, vuole essere liberista ma facendo l’occhiolino al socialismo, vuole essere ambientalista ma farsi domande sul nucleare, vuole capire che colore ha il forcone o che pecora rappresenta il movimento dei pastori sardi, vuole anche essere rispettosa delle tasse “giuste” per tutti ma non vuole Equitalia (in verità non vuole un fisco che scenda come mannaia su chi lavora e strozzato dai debiti non può pagare e vede sempre più evasori in giro con macchine di lusso!). Tutta questa Italia che si sveglia durante la notte per l’ennesima fase d’emergenza mi ricorda il ciclo dei Vinti di Verga. La nobiltà decaduta nel “Mastro Don Gesualdo” che si contrappone al valore della “roba” può definire il gioco che l’Italia sta facendo con il suo popolo. Ogni azienda che ha un valore per diversi motivi fiscali, economici e soprattutto culturali prima o poi viene ceduta, acquisita o smantellata con conseguente perdita di ciò che si era costruito e di ciò che era il vero made in Italy ovvero l’ingegno italiano. La forza nazionale è sempre stata la media impresa o l’impresa familiare anche se tutto questo mondo è stato trainato dal buon nome delle grandi aziende italiane che in molti settori hanno giocato ruoli determinanti negli ambiti internazionali. Oggi invece dalla moda all’alimentare, dalla chimica al settore energetico ciò che è rimasto italiano è solo il nome ovvero il contenitore ma il contenuto che darà i frutti nel futuro sarà straniero, sarà magari di aziende di nazioni europee che oggi ci guardano col dito puntato per paura di un tonfo con effetto domino. E allora intelligentemente cosa farebbe una nazione che vuole puntare sul proprio futuro? Darebbe nuovi slanci alle nuove generazioni, alle nuove menti che potrebbero comunque ricreare altre grandi aziende o comunque aziende solide e apprezzate nel mondo. Darebbe alle risorse umane modalità per sviluppare il proprio ingegno, la propri forza vitale, utile a trainare una nazione fuori dalla stagnazione social-economica. Ma il condizionale per l’Italia è d’obbligo. Ciò che si sente è un’ennesima battuta infelice su tutta quella generazione che vorrebbe generare e non subire. Arriva la critica sui tempi e non si pensa magari che nella stragrande maggioranza dei casi chi riesce a laurearsi dopo mille difficoltà, comprese quelle economiche, è una mente che può dare e che sa perchè ha faticato per sapere. Non ha esperienza ma quello è un problema che lo Stato stesso deve risolvere con la possibilità di accedere ad un lavoro qualificato che apprezzi e accompagni la preparazione iniziale ad una preparazione in campo. Nessuno può essere definito sfigato o bamboccione perchè chi è nella realtà così non arriva a laurearsi perchè sceglie strade alternative “più facili” date dal benessere familiare o da opportunità di lavoro immediato. Qualora ci fossero. Inoltre la classe dirigente di uno Stato da poco declassato a BBB+ forse dovrebbe combattere per ritornare in “serie A” e non sputare su chi potrebbe dare una mano fondamentale. La nobiltà decaduta invece fa sentire chi non ha il vero potere intellettuale appartenente ad una classe sociale superiore che permette valutazioni sommarie e superficiali del tessuto reale della nazione. Nulla avviene per caso e se i gioielli di casa vengono venduti e l’argenteria è già un ricordo forse l’Italia alla guida dovrebbe stare a sentire di più l’Italia che ha preparazione reale. Tacere non vuol dire accettare ma a questo punto vuol dire agire diversamente (la fuga dei cervelli dovrebbe ricordare qualcosa…) per trovare un sistema che valorizzi gli sforzi compiuti da ognuno e ponga la preparazione come base per costruire certezze e futuro. In Italia la cosiddetta meritocrazia è un metodo che non attecchisce perchè va contro la “roba” di chi è già abbiente. Gli sfigati sono stanchi dell’Italietta che non sa ma pretende di avere ruoli di gestione. Forse in un altro Stato nessuno potrebbe mai pensare di dire che il futuro è un futuro in mano agli sfigati, un futuro di persone che dovrebbero riflettere a 16 anni per ciò che decideranno a 32 anni… in quale posto come nel romanzo di Verga si urla “santo e santissimo!” e non si fa nulla per spegnere l’incendio in piena notte???

Le campane suonano per avvisare e tutti corrono ma l’incendio ormai ha preso tutto il palazzo e la “roba” è andata in fumo!!

21 gennaio 2012

91 anni fa nasceva il Pci

partito comunista italiano, pci

a cura di Oreste Sabatino

91 anni fa nasceva il PCI, il più grande, partito comunista di tutto l’occidente.Grazie a tutti i compagni e le compagne che dal fascismo al terrorismo passando per la resistenza hanno lottato a fianco dei lavoratori,degli oppressi e degli emarginati…Un partito di massa che ha scritto la storia italiana;dalle riunioni clandestine del periodo fascista,all’organizzazione della Resistenza,al governo di Unità,le critiche del 1968 al Pcus, il compromesso storico, lo strappo con Mosca e infine la svolta della Bolognina. Un pensiero va a Gramsci, Bordigia, Tasca, Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta, Pajetta, Napolitano, Occhetto e tanti altri leader, ma sopratutto ai suoi milioni e milioni di iscritti che hanno reso il PCI il più grande partito per numero di membri in tutta la storia della politica in Europa.

Concludo con una frase del Che: “Non credo che siamo stretti parenti, ma se lei è capace di tremare d’indignazione…ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante”.

20 gennaio 2012

Primo Frammento

…ed è quella voglia di fare l’amore, quell’ansia di vivere ogni istante, quella fretta, quella paura, quel sentimento e quella passione infinita senza senso e senza tempo che ti conduce tra i sentieri incomprensibili della felicità… quel languore fa nascer la speranza, fa fiorire i prati e innalzare i rami verso il cielo… la vita non trova fine se non nell’arte e nel calore, essa è un irrazionale affetto per l’ignoto, un ingenuo percepire l’universo e lo spazio e il tempo che fu e che verrà in una irragionevole speranza d’infinitezza… essa non conosce limite né barriera, essa viaggia senza tregua e si fa spazio tra l’angoscia ed il terrore della morte in cerca di luce… essa non vive che di gola ed ingordigia e si sostanzia in un impercettibile  tendenza all’oscurità ed al bagliore del sole… ed ogni macchia ed ogni errore ed ogni timore l’arricchiscono e la nutrono, questa gioia d’esser nati, nati poveri, ma nati!

16 gennaio 2012

Citando… Dario Fo

 
“Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti.”

(Dario Fo)

12 gennaio 2012

Le vignette di Rob… Poveri Parlamentari

a cura di Roberto Mangosi
Appello a tutti gli uomini di buona volontà :
centinaia di deputati italiani rischiano – dopo una vita di stenti e privazioni, di morire di fame.
Stipendi da sogno, rimborsi, indennità e perfino trasferte a chi risiede a Roma, non bastano a salvarli dall’indigenza.
Ci rivolgiamo a tutti i pensionati, che rubano allo stato 200 Euro al mese, o ai precari che godono di svariati euro di sussidio disoccupazione, perchè aiutino questi poveri disgraziati nella loro dura lotta quotidiana con la vita.
Grazie di cuore !!
 
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