FUTURISMO, l’arte dei regimi e delle fabbriche

CON UN DOSSIER SU UMBERTO BOCCIONI  in alto due foto di Filippo Tommaso Marinetti, in basso una foto dei futuristi firmatari del manifesto
in alto due foto di Filippo Tommaso Marinetti, in basso una foto dei futuristi firmatari del manifesto

“La Guerra è un’imposizione fulminea di coraggio, di energia e d’intelligenza a tutti. Scuola obbligatoria d’ambizione e d’eroismo; pienezza di vita e massima libertà nella dedizione alla patria. [...]La Guerra ringiovanirà l’Italia, l’arricchirà d’uomini d’azione, la costringerà a vivere non più del passato, delle rovine e del dolce clima, ma delle proprie forze nazionali.

(Filippo Tommaso Marinetti)


 FUTURISMO

PROGRESSO, TRA LOTTA E DINAMISMO

 a cura di Fabio Antonio Siena

      Il Futurismo è un’avanguardia storica prettamente italiana nata a partire dal 20 febbraio1909 con la pubblicazione sul giornale francese “Le Figaro” del Manifesto del Futurismo, redatto dall’intellettuale italiano Filippo Tommaso Marinetti, e sottoscritto da Giacomo Balla, Umberto Boccioni, ,  che sintetizza in undici punti tutti caratteri del movimento.

Filippo Tommaso Marinetti, Boccioni, Balla, Futurismo

  1. Noi vogliamo cantar l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
  2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.
  4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
  6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
  7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
  8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
  9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertarî, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica.
  11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

Marinetti

Il Futurismo, in breve tempo, divenne dunque la maggiore novità nel panorama culturale italiano, pur riscuotendo scarso consenso a livello internazionale, ad eccezione del cubofuturismo russo. Come si evince dalla lettura del manifesto, esso si pone come interprete dell’era della gigantesca industrializzazione e dei totalitarismi, esaltandone il dinamismo, contro tutta la tradizione, le accademie le biblioteche, i “Chiari di Luna”ed i musei.

Esso si rivolge a tutte le arti, dalla musica, alla pittura, dalla scultura, alla letteratura. Il rifiuto delle elite e del decadentismo spinge all’estremo auspicio di “bruciare musei e biblioteche”, di esaltare la modernità e il futuro, la velocità e il dinamismo contro la stasi, la guerra contro la diplomazia,la modernità contro l’antico.

   L’artista futurista, come scrive lo stesso Marinetti, è “Chi pensa e si esprime con originalità, forza, vivacità, entusiasmo, chiarezza, semplicità, agilità e sintesi. Chi odia i ruderi, i musei, i cimiteri, le biblioteche, il culturismo, il professoralismo, l’accademismo, l’imitazione del passato, il purismo, le lungaggini e le meticolosità. Chi vuole svecchiare, rinvigorire e rallegrare l’arte italiana, liberandola dalle imitazioni del passato, dal tradizionalismo e dall’accademismo e incoraggiando tutte le creazioni audaci dei giovani”.

Alla fine di un secolo la cui cultura è stata completamente condizionata dai modelli storici e da un’estasi, riscontrabile in particolare nel primo D’Annunzio, nella fuga dalla realtà verso il sogno. Il futurismo invece si esprime solo in collegamento diretto con il reale e con gli avvenimenti storici.

futurismo, avanguardie novecento

Umberto Boccioni

I più importanti artisti che aderirono al futurismo furono Umberto Boccioni, forse la maggiore espressione della pittura futurista,  Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo e Carlo Carrà.

Due sono le fasi principale in cui si sviluppa l’avanguardia. La prima, alla quale parteciparono i più importanti  pittori, poi confluiti nell’arte metafisica o morti nel corso del primo conflitto mondiale, come avvenne con boccioni nel 1916, è quella della maggiore spinta rinnovativa. La seconda, direttamente collegata al dopoguerra, vide l’assorbimento degli intellettuali futuristi, ed, in un primo momento, anche del loro padre fondatore Marinetti, da parte del fascismo, regime politico a cui ben si abbinavano l’esaltazione della guerra e il dinamismo futurista.

                   Balla

Molto intenso fu la stesura e la pubblicazioni di Manifesti. Dopo il primo, forse più interessante, ne viene pubblicato un secondo l’11 febbraio del 1911.

Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale.

Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari.

Opera futurista di Giacomo Balla

  Da queste righe si evince l’intenzione, che poi diverrà caratterizzante della pittura futurista, di imprimere in immagine unitarie il movimento.  Le forme dunque si moltiplicano, si scompongono e ricompongono seguendo il movimento, la velocità, il vigore. Le figure si intersecano e gli spazi si inabissano in sintesi contorte della realtà che fluisce.Il  “complementarismo congenito”, in realtà ripreso dal divisionismo e il suo utilizzo dei colori,  è altro punto fondamentale della teoria futurista, insieme alla sincerità e alla verginità della Natura.

E’ altresì importante sottolineare la differenza sostanziale che c’è tra cubismo e futurismo. Ad una prima occhiata, nell’azione scompositiva, i due movimenti appaiono molto vicini ed i dipinti molto simili, ma sostanziale è il divario nel soggetto che viene scomposto: nel cubismo un unico ente, nel futurismo una molteplicità di enti, che si sovrappongono e si attorcigliano.


UMBERTO BOCCIONI

Autoritratto, Umberto Boccioni

  Umberto Boccioni, nato nel 1982 a Reggio Calabria da famiglia romagnola, peregrinò per l’Italia fin dall’infanzia, da Forlì a Catania, passando per Genova, Padova e Roma, insieme  al padre, continuamente trasferito per motivi di lavoro, e studiò presso un istituto tecnico catanese. Anni decisivi per la sua formazione furono quelli romani, durante i quali conobbe Severini, Sironi e fu allievo di Giacomo Balla. Grazie al sostegno dei suoi genitori riuscì a viaggiare all’estero verso Parigi, prima, e verso la Russia, dopo. Durante  questi viaggi nasce la sua passione artistica vera e propria ed egli inizia una costante attività di disegnatore e pittore. Nel 1907 si iscrive alla  Scuola libera del Nudo dell’Istituto di Belle Arti di Venezia. Decisivo è l’incontro a Milano con Filippo Tommaso Marinetti, insieme al quale sarà uno dei principali fautori del movimento futurista e sicuramente il massimo rappresentante di quest’avanguardia in campo artistico. Da questo momento in poi, partecipa attivamente a tutte le pubbliche attività e manifestazioni del movimento.

Allo scoppio della prima Guerra Mondiale, fu un fervido interventista e partecipò come volontario insieme ad un folto gruppo di artisti.

Nel corso della guerra, durante un’esercitazione, morì in circostanze sospette cadendo dalla sua cavalla, imbizzarritasi al passaggio di autocarro. Era il  1916. Nelle campagne di Chievo, ove morì, è ancora oggi posizionata una lapide commemorativa.


LA CITTA’ CHE SALE

“La città che sale”

  Una delle tele più famose di Boccioni, che sintetizza un po’ tutte le caratteristiche della pittura futurista, è sicuramente “La Città che Sale”, denominata inizialmente Il Lavoro.

Acquistata nel 1912 dal  musicista Busoni nel corso di una mostra itinerante dei futuristi in Europa ed oggi esposta al  Museum of Modern Art di New York, è stata realizzata nel 1910  e misura 209×200 cm.

Essa rappresenta la prima  vera e propria opera futurista di Boccioni, preceduta da una serie di opere di carattere assai tradizionale, limitate alla sola imitazione della realtà. E’ stata dipinta nel corso del soggiorno a Milano ed ispirata alla veduta di un cantiere dall’abitazione dell’artista.

Il piano prospettico è diviso in maniera abbastanza chiara da tre profondità, ordinate dal basso in alto in ordine di vicinanza. In basso, e dunque in primo piano, sono collocate delle figure umane la cui struttura segue delle linee diagonali per evidenziarne il movimento e lo sforzo energico. Al centro, dominano l’intero dipinto tre possenti cavalli, la cui dinamicità e virilità è rappresentata in maniera esasperata mediante pennellate violente, filamentose e oblique. Due di essi sono di un rosso acceso che si staglia con luminosità ed allo stesso tempo si fonde nell’azione ai condottieri umani solo abbozzati in blu. L’uso di questi colori evidenzia una influenza ancora elevata delle tecniche divisioniste. Il cavallo di sinistra si differenzia dagli altri per il suo colore bianco e la sua rappresentazione più statica rispetto agli altri.

Sullo sfondo si possono individuare dei palazzi in costruzione, preceduti da impalcature e seguiti da ciminiere lontane, tipico ambiente della periferia urbana nelle capitali dell’industria del primo novecento.

bozzetto preparatorio la città che sale

un bozzetto preparatorio de La città che sale

Dalla tematica si estrapolano tutte le teorie essenziali del futurismo: l’esaltazione della forza e dell’aggressività, della velocità e del moto convulso, ma anche del lavoro umano che plasma l’ambiente circostante in base alle proprie esigenze, domina cioè la natura con il solo fine di correre verso il futuro, verso un’epoca moderna in cui non c’è più spazio per le pause riflessive, per la bellezza e per il romanticismo classicheggiante dell’ottocento.

Una normale situazione di lavoro si trasforma così, mediante l’impressione del pittore, in un’occasione perfetta di celebrare il mito del progresso e quello della lotta verso un’espansione industriale inarrestabile, ch’è parallela alla fuga dei cavalli trattenuti inutilmente per le briglie.

FORME UNICHE DELLA CONTINUITA’ NELLO SPAZIO

forme uniche della continuità nello spazio umberto bocccioni futurismo

Forme uniche della continuità nello spazio, Umberto Bocccioni

 “In questi giorni sono ossessionato dalla scultura! Credo di aver visto una completa rinnovazione di quest’arte mummificata.

   Così scriveva Umberto Boccioni ad un amico, a proposito della sua prima e celeberrima scultura futurista “Forme Uniche della Continuità nella Spazio”, un anno prima di ultimarla in gesso nel 1913. Questa descrive una figura umana aerodinamicamente deformata dalla velocità, che si dirige in ogni direzione e cambia aspetto da ogni prospettiva, evidenziando il carattere plurale della scomposizione della realtà attuata dallo scultore futurista. L’intera opera, poi, si sviluppa, in un continuo e netto chiaroscuro, generato dall’irregolare disposizione di rilievi, cavità, piani, vuoti, il cui repentino andamento sulla struttura metallica richiama quello di meccanismi ed ingranaggi delle fabbriche pesanti.

Essa non ha contorni ed ogni curva concava e convessa che la percorre pare essere giustapposta all’altra per ottenere la massima sensazione di dilatazione e indeterminatezza. Non è immagine, infatti,  dell’impressione d’un attimo, che lascerebbe solo intuire l’azione, ma, ad un livello nettamente superiore di elaborazione, essa è impronta di un intero pezzo di tempo; vale a dire che la struttura che si muove e lo spazio entro cui si muove sono racchiusi in un’opera unitaria.

Le braccia dell’ominide di Boccioni sembrano esser state amputate e la sua anatomia appare esasperata come se al corpo in moto siano stati strappati l’involucro di pelle ed ogni copertura superflua, per lasciar spazio ad una muscolatura robusta e gonfiata, ch’è adeguata al fine esegetico del “mito” del progresso industriale.

Il risultato è un’opera di straordinaria originalità, senza precedenti nella storia dell’arte, completamente distaccata, se non per i materiali usati, da ogni canone classico ed ogni accademismo.

forme uniche della continuità nello spazio umberto bocccioni futurismo

Forme uniche della continuità nello spazio

vedi anche: GLI INTELLETTUALI ITALIANI E IL FASCISMO

GALLERIA IMMAGINI “… IMMERSI NEL FUTURISMO”

 

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