1 gennaio 2000

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blogger, notizia alternativa

24 maggio 2012

PER RICORDARE

Reggio Calabria. In occasione del ventesimo anniversario dalla strage di
Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo
ed i tre agenti della sua scorta, la “Giovane Italia” di Reggio Calabria ha voluto commemorare questi servitori dello Stato con un’iniziativa originale,
ma dal forte valore morale. Una cena conviviale svoltasi in un luogo per nulla
casuale, il ristorante “L’Accademia” di Lazzaro, il cui titolare Filippo ogliandro ha avuto il coraggio e la dignità di denunciare e fare arrestare uno degli estorsori che nel dicembre 2008 si presentò a chiedere il pizzo. Alla serata
hanno preso parte molti rappresentanti del mondo associazionistico e politico, come Libera, Temerariamente, Qui Ti Muovi, UGL Giovani, Generazione Futuro, ed esponenti del Comune di Reggio Calabria, quali l’Assessore Tilde Minasi, i consiglieri Scarfone, Romeo, Pizzimenti, Marra, Nava e Pasquale Imbalzano. Toccante è stato il momento della proiezione del filmato sulla vita di Falcone realizzato da “Liberamente Tv”, il canale interattivo della Giovane Italia di Reggio Calabria, coì come la testimonianza espressa da Filippo Cogliandro che, dopo un momento di riflessione introdotto dal Presidente provinciale del movimento giovanile del PdL Amato Luigi, ha esortato i
presenti a scegliere intelligentemente le aziende che, pur tra mille difficoltà, non abbassano la testa di fronte la criminalità organizzata sottraendosi al pizzo. Il ristoratore ha dichiarato di essere stato raggiunto, dopo i fatti che lo portarono a spezzare le catene del racket, da numerosi attestati di solidarietà e vicinanza provenienti da ampi settori della società civile e delle istituzioni, anche con gesti concreti, fatti di provvedimenti volti a supportare tutti coloro i quali decidono di non piegarsi alla sopraffazione mafiosa, dalla Camera di commercio di Reggio Calabria alle amministrazioni locali dei Comuni di Reggio Calabria e Motta San Giovanni. La Giovane Italia di Reggio Calabria, oltre ad esprimere grande soddisfazione per l’ottima riuscita dell’iniziativa, la cui
partecipazione è andata aldilà delle attese, ringrazia quanti si sono spesi per la giornata commemorativa dimostrando ancora una volta un fervido impegno giovanile nella quotidiana lotta ad un male atavico che colpisce da troppo tempo la nostra terra, e per colpa della quale eroi come Falcone e Borsellino hanno perso la propria vita

24 maggio 2012

«La mafia non è finita, ma finirà»

a cura di Nipo Nesia

 

«Non abbiamo mai pensato che la mafia fosse finita, ma pensiamo che finirà».

È quanto ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando a Corleone a conclusione dei funerali di Stato per Placido Rizzotto, sindacalista della Cgil assassinato dalla mafia nel ’48. Il capo dello Stato ha consegnato alla sorella del sindacalista, Giuseppa, la medaglia d’oro al merito civile alla memoria. A celebrare le esequie è stato monsignor Salvatore Di Cristina, arcivescovo di Monreale. I funerali si sono svolti nella chiesa San Martino e in prima fila, con Napolitano, c’erano la moglie Clio, Vannino Chiti in rappresentanza del l Senato, Rosy Bindi per la Camera, e altre autorità.

Ha parlato poi il nipote di Placido Rizzotto, che ha ereditato il nome del nonno. “Zio Placido – ha detto -, non ti ho mai conosciuto personalmente, ma solo attraverso le parole appassionate di chi ti ha vissuto accanto: nonna Rosa ad esempio, che ho sempre visto vestita di nero”. Ha quindi ricordato i 42 sindacalisti uccisi dalla mafia: “Si deve riscrivere la storia di questi uomini, chiediamo verità e giustizia per tutti loro”. E infine: “Zio Placido riposa in pace, ora tocca a noi vincere”.

24 maggio 2012

BR: non sono i nostri obiettivi studenti e lavoratori

a cura di Nipo Nesia

 

 

 

 

 

 

 

“Non sono certo gli studenti o i lavoratori i nostri obiettivi”. “Nuove le idee, immutati gli obiettivi”. Questo il testo della lettera firmata ‘Brigate Rosse, Brigata Gino Liverani ‘Diegò”, recapitata per posta alla sede Ansa di Ancona. Sono in corso indagini sull’ attendibilità della missiva, impostata il 23 maggio ad Ancona.

22 maggio 2012

Parma a Grillo, il resto al Pd

a cura di Oreste Sabatino
   Ad alcuni giornalisti,commentatori,editorialisti per l’ennesima volta ha dato fastidio la vittoria del Pd alle amministrative.
 Ma la matematica non è un’opinione, il Pd e il centrosinistra ribaltano il 18 a 8 di cinque anni fa nei comuni capoluogo e conquistano 92 comuni su 177 (principali comuni superiore a 15 mila abitanti), ma già dai primi dati l’attenzione si concentra solo su Parma,Palermo e Genova.
Certo le sconfitte a Parma e Palermo sono chiare e nette,nella prima città dopo un malgoverno del centrodestra fatto di tangenti,debiti e corruzione trionfa il grillino Pizzarotti col 61 %, trionfa grazie al centrodestra che al secondo turno ha votato “in massa” il candidato grillino,vince insomma con i voti di chi la città l’ha rovinata,altro che Stalingrado.
A Palermo altra città mal governata da oltre 10 anni da un centrodestra clientelare e mafioso rielegge per la quarta volta Leoluca Orlando, che aveva appoggiato Rita Borsellino alle primarie, ma dopo l’inaspettata vittoria dell’outsider Ferrandelli si sgancia dal patto delle primarie e si candida con l’Idv,sinistra ed ecologisti. La vittoria è schiacciante oltre il 70% dei consensi, aspettiamo ora il cambiamento tanto invocato da Orlando che i palermitani aspettano da tre legislature, in definitiva passare dalle parole ai fatti.
Qui le colpe in parte sono anche del Pd siciliano lacerato e diviso come il Pd calabrese che porta avanti una politica confusionaria che disorienta (e non orienta) i cittadini e tutto il centrosinistra.
A Genova invece il Pd vince con Doria, vincitore delle primarie come candidato indipendente appoggiato da Sel e dal prete di strada Don Gallo. Qui come a Milano l’anno scorso,il Pd è il primo partito in città conquistando 12 seggi di maggioranza su 24.
In fin dei conti, vince il Pd che grazie alla sua responsabilità e lealtà sta sostenendo Monti pur rimanendo sulle sue posizioni, vince l’unico partito nazionale e popolare che sfonda in tutto il Paese  e che giorno dopo giorno diventa centro di aggregazione di forze moderate  e di sinistra,vince la linea intransigente di Bersani che mira a costruire un grande partito progressista e riformista di stampo europeo che in poco tempo è diventato la principale forza del Paese.
Ma vince anche l’astensionismo che tocca cifre record,1 italiano su 2 è rimasto a casa. Ora servono delle risposte che gli italiani aspettano da troppo tempo, è compito del Pd dare risposte a chi a votare non c’è andato proprio.
18 maggio 2012

Funerali di Stato dopo 64 anni Dignità e Onore a Placido Rizzotto

A cura di Nipo Nesia


Parteciperò, a Corleone in Sicilia, ai funerali di Placido Rizzotto il 24 maggio prossimo per essere solidale e vicino , anche se dopo molti anni, a un grande uomo che da solo ha combattuto i mafiosi e i latifondisti pagando con la propria vita, e anche perché ricorre l’anniversario della strage di Capaci che non voglio e non dobbiamo dimenticare.
Finalmente Il 9 marzo 2012 l’esame del DNA, comparato con quello estratto dal padre Carmelo Rizzotto, morto da tempo e riesumato per questo scopo, ha confermato che i resti trovati il 7 settembre 2009 presso le foibe di Rocca Busambra a Corleone appartengono a Placido.
La decisione di effettuare i funerali di Stato per Placido Rizzotto è una scelta di civiltà, di grande valore democratico e per noi un forte motivo di soddisfazione, e finalmente dare onore al giovane sindacalista che la mafia uccise 64 anni fa ordinando, per oltraggio e scelta politica, che i resti non fossero mai ritrovati. Oltre ad essere un’assunzione di responsabilità e civiltà di una comunità che non deve lasciare i propri figli morire per essa. Questo giorno deve essere ricordato come un fatto storico da non dimenticare e gridare che una comunità civile come la nostra combatterà unanime senza sconto n’è riserve alcuna tutti gli eserciti criminali e gli eserciti del malaffare.

10 maggio 2012

Forbice salariale

A cura di Nipo Nesia


In Francia chi è all’apice di qualsiasi azienda pubblica non potrà guadagnare più di 20 volte dei propri dipendenti, questa è la prima novità dopo l’insediamento di François Hollande. Il rischio, però, è della fuga verso il privato, ma noi siamo fiduciosi che questa regola dovrà essere estesa a tutti i settori e speriamo anche in Italia.

29 aprile 2012

Le Vignette di Rob… Imu

a cura di Roberto Mangosi

Lo sporco gioco del governo – concordato con i partiti – va avanti.
Un’ampia parte del paese è ormai alla fame … e non siamo che all’inizio.
Una tassa al giorno, senza niente in cambio, se non per i padroni ed i ladri di stato, unici beneficiari dei nostri sacrifici sanguinosi.
E poi nonno Giorgio condanna l’antipolitica … 
come dire: dovete essere cornuti e contenti !!

23 aprile 2012

SE VINCE HOLLANDE…

Se vince Hollande, ecco il piano della finanza

È un report in inglese di nove pagine redatto da Cheuvreux, filiale d’affari del Crédit Agricole che opera sui mercati europei per conto di 1.200 investitori istituzionali (fondi pensione e banche) per lo più anglo-americani. A questi clienti è diretto il rapporto riservato, che non era destinato al grande pubblico, scritto dal suo «chief economist» Nicolas Doisy. Ma un sito francese (www.reporterre.net) ne riporta vari passaggi.

Il succo della nota avverte gli speculatori: niente paura, se il prossimo presidente della repubblica francese non liberalizza il mercato del lavoro in Francia, i mercati lo attaccheranno sul piano finanziario.

Dunque la flessibilizzazione estrema del lavoro, operata dal governo tecnico in Italia, sembra obbedire ad una strategia transnazionale. La finanza mondiale dubita però che un socialista all’Eliseo possa disobbedire al piano. Il testo integrale è qui.Ecco, in sunto, quel che scrive ai suoi clienti il capo economista di Cheuvreux:

«Se è eletto il 6 maggio, come è probabile, il socialista Francois Hollande, dovra chiarire la sue posizione su due problemi pressanti: l’austerità di bilancio e la riforma del mercato del lavoro. Fino ad oggi è stato evasivo sui due argomenti, per pure e comprensibili ragioni elettorali: il chiarimento spingerebbe gli elettori popolari verso le estreme, complicando così l’equazione politica».«Nicolas Sarkozy è più coraggioso e più trasperente su questi due punti – ma è ritenuto il perdente dello scrutinio. Come Mitterrand nel 1981-83, Francois Hollande dovrà dispiacere sia ai mercati finanziari, sia ai suoi elettori, perchè è certo che non potrà arrivare a conciliare entrambi. Ma da europeista qual è, dovrebbe essere sensibile all’attacco dei mercati contro il debito francese, specie in ragione dell’ostilità dei partner della zona euro di fronte all’inattività francese (sulle liberalizzazioni del lavoro)».

(…) «L’obbiettivo primario della Francia sarà di restare nell’Eurozona ma egualmente, ed altrettanto importante, di continuare a recitare la parte di co-leader con la Germania, anche al prezzo di una alta disoccupazione…».

«Purtroppo per Hollande, la necessità di una liberalizzazione del mercato del lavoro è ilrisultato diretto dellappartenenza della Francia alla zona euro: non si può avere l’una senza avere l’altra».

«La sola questione è di sapere se Francois Hollande cercherà di rispettare le sue promesse (agli elettori) o se le rimangerà lui stesso appena eletto. Il buon senso gli consiglierebbe di attuare questa liberalizzazione del mercato del lavoro immediatamente. Ma la prudenza innata di Hollande e l’orientamento del suo partito imporranno dei freni: del resto, solo una costrizione esterna metterà la politica francese nella buona direzione» (la buona direzione per i finanzieritagliare i salarilibertà di licenziamento, eccetera, ndr).

«Con la Germania che ha liberalizzato il suo mercato del lavoro da tempo (e la Spagna e l’Italia che lo stanno facendo), Francois Hollande non avrà scelta. Altrimenti la Francia dovrà affrontare la collera dei suoi partner dell’eurozona (e la collera dei mercati) rifiutando di mettere in opera le stesse riforme che stanno attuando loro.

Ingannare il popolo

Non fosse che per il fallimento del referendum del 2005 sulla costituzione della UE (quando i francesi votarono No a Maastricht), Hollande dovrà navigare attraverso forze contrarie nella sinistra. Il trattato era stato rigettato perchè doveva consacrare il mercato libero come principio fondatore dell’Unione Europea, attraverso l’inserimento nella costituzione della direttiva sui Servizi (si allude al timore francese per «lidraulico polacco», ndr). Questo rifiuto è stato una manifestazione tipica del pregiudizio francese (a sinistra come a destra) contro il mercato.

In questa prospettiva, sarebbe politicamente intelligente che i partner dell’eurozona permettessero a Hollande di poter esibire che ha strappato loro qualche concessione, anche se falso in realtà. La richiesta di ri-negoziazione del trattato sarebbe allora utilizzata per ingannare il pubblico francese facendogli accettare riforme opportune, fra cui quella del mercato del lavoro».

[Nota del redattore: si delinea qui una finta strategia che sarà adottata non solo da Hollandema dalle cosiddette «sinistre» alla Bersanifingere di chiedere la rinegoziazione del trattato senza metterlo realmente in discussione (ormai il fiscal compact è stato ratificatoed è quello che conta), ottenere delle concessioni che i poteri eurocratici e bancari sono già pronti a dare su temi secondariper poi puntare a quello che i capitalisti speculativi vogliono davverola riduzione e flessibilizzazione dei salari,per retribuire ancor di più il capitale a spese del lavoro].

Più oltre, lo chief economist spiega ai suoi clienti multinazionali che Hollande è stato consigliere economico di Mitterrand quando costui, nel 1981-83, dovette abbandonare il suo programma molto socialista (con pretese di co-gestione) e svoltare di 180 gradi, decidendo «che la Francia sarebbe rimasta nella Comunità Economica Europea», e perciò nel sistema liberista (una enorme fuga di capitali obbligò a questo voltafaccia).

«La Francia sarà senza dubbio messa di fronte alla stessa necessità di una politica economica razionale a partire dal luglio 2012 – come nel 1981 e nel 1983; ma è assai improbabile che Hollande abbia dimenticato le lezioni dei suoi anni di formazione. Specialmente la lezione che esitare troppo a lungo fra due scelte ha un costo altissimo quando si subisce la pressione dei mercati; e dunque, in tali circostanze, la migliore politica è di essere chiari, e fare una scelta pro-europea».

«Scelta europea» e taglio dei salari sono dunque la stessa identica cosa… Ricordiamoceloquando un politico ci ricorda che lui è «europeista».

«… Francois Hollande ha il cuore di un convinto europeista. Tra il ‘93 e il ’97 ha presieduto il think tank di Jacques Delors (1), il ‘Club Témoin’. Questo dovrebbe indurlo a optare per una politica di riforma favorevole alla crescita come tagliare la spesa pubblica e liberalizzare il mercato del lavoro (e i servizi) in un modo o nell’altro. La vera sfida per lui sarà di trovare la formula politica per vendere queste riforme alla popolazione francese».

… Quiil nostro governate Monti potrebbe dargli qualche suggerimento: «Salva-FranciaCresci-Francia», e giù tasse.

Il programma già scritto

«Francois Hollande ha già segnalato agli elettori centristi che non abolirà certe misure, le più simboliche e le più utili, prese dal suo avversario Sarkozy. In particolare ha fatto sapere che non tornerà sull’infame sistema delle 35 ore che Nicolas Sarkozy ha già cancellato. Ha anche pubblicamente controfirmato il programma di riduzione dei deficit accettato da Nicolas Sarkozy con i suoi partners della zona euro.

Fino ad oggi, ha evitato di promettere qualunque cosa di concreto per soddisfare l’appetito del suo elettorato popolare per lo statalismo. Ha solo proposto qualche modifica minore alla riforma delle pensioni del suo oppositore, o anche alla sua politica d’impiego pubblico senza tuttavia aumentare il numero dei dipendenti statali.

Tutto sommato, la sola ambiguità di Francois Hollande, finora, è stata di non aver fatto una sola proposta di riforma favorevole alle imprese, in particolare dal punto di vista della rigidità delmercato del lavoro» (lo chief economist ribatte sullo stesso chiodo).

«La minaccia di un attacco dei mercati contro il debito sovrano della Francia, dovuta alla collera dei suoi partner della zona euro provocata dall’inazione, dovrebbe bastare a costringere l’europeista pragmatico che è in lui.

Nel peggiore dei casi (che però è il più probabile) la pressione dei suoi partner dell’eurozona e dei mercati lo forzerà a fare la svolta ad U.Il peggior scenario è che la Francia debba rassegnarsi alla liberalizzazione del mercato del lavoro, solo dopo che l’inefficacia delle politiche di rilancio sia constatata. Si può sperare che il processo non duri che qualche mese (e non qualche anno come negli anni ‘80) senza troppi disordini sociali.

Un possibile (e desiderabile) catalizzatore della svolta ad U potrebbe essere un aumento delladisoccupazione notevole ed inesorabilespecie tra i giovani. Un altro innesco efficace, in questo contesto, sarà la pressione dei mercati che accadrà se Hollande si mostrasse troppo esitante nelle riforme coraggiose. Questa prospettiva, spiacevole per un presidente di fresca elezione, dovrebbe incitarlo fortemente a non fare giochi stupidi coi mercati».

Che dire? Forse solo che il «fare finta» sta diventando una tattica politica molto vasta: i partiti «fanno finta» di rappresentare la popolazione, mentre le «vendono» le riforme sul lavoro che tanto interessano ai capitalisti; ossia mentre la popolazione europea viene portata ai livelli salariali e previdenziali dei cinesi.

In realtà, i governanti europei hanno già ratificato il Fiscal Compact e il Meccanismo Europeo di Stabilità (l’orwelliano ESM), che chiudono i popoli europei nelle politiche di super-austerità che li trascinano nella recessione, e li mettono definitivamente, disarmati, nelle mani dei poteri oligarchici e bancari transnazionali. Sono le due mascelle con cui il capitale speculativo ci maciullerà, e sono già in atto (2).

Nulla di sorprendente per noi italiani, che di questa finzione siamo già vittime. I nostri partiti politici fanno finta che esista ancora la democrazia, e sostengono un governo nato da un putsch presidenziale. Tutti d’accordo, fanno finta di tagliarsi i colossali finanziamenti, con una legge astutamente pasticciata in modo da guadagnar tempo fino alle prossime elezioni. Dove andranno con la legge elettorale attuale, detta Porcellum, che fanno finta di voler cambiare: la legge che garantisce loro di riempire il parlamento dei sempre soliti, scelti dalle segreterie di partito e non dall’elettorato. Per poi sostenere un governo Monti, fino alla cinesizzazione del lavoro.

Contro questa sciagura, circola sul web una proposta che mi sembra buona: votare in massa per i partiti che oggi sono sotto il 4%. Almeno per rinnovare in parte il parlamento. Che ne dite?

1) Jacques Delors (nato nel 1925) è stato presidente della Commissione Europea per tre mandati consecutivi, dal 1985 al 1995; di fatto è l’artefice dell’unione monetaria europea, del trattato di Maastricht e della moneta unica, spinta verso un federalismo burocratico, a-democratico, che organizzò insieme ad alcuni da lui cooptati (fra cui il nostro, o meglio il suo, Padoa Schioppa). Nel 1995 Delors fu candidato dal partito socialista per diventare presidente della repubblica francese. Dopo molte esitazioni decise invece a sorpresa di rifiutare: probabilmente perchè non venissero alla luce i suoi coinvolgimenti nella vicenda delle ragazzine belghe preda di un circolo di pedofili altolocati, in cui la voce popolare accusava fra l’altro Delors. Il Club Témoin è un think-tank riservato dei cosiddetti «socialisti» francesi, che agisce come lobby pro-eurocratica nel PS. Lo ha fondato lo stesso Delors.

2) La Grecia, in piena realtà, sta svendendo i suoi attivi pubblici per pagare i debiti ai capitalisti speculativi. Le privatizzazioni riguarderanno il 35% dellla Hellenic Petroleum (l’ENI greca), il 25% della OPAP (la Sisal ellenica, quarta compagnia quotata del Paese), 12 porti, 34 aeroporti, un progetto di autostrada a pedaggio da 600 chilometri con la Turchia, eccetera. Il ministro economico Costas Mitropoulos spera così di raggranellare 20 miliardi di euro entreo il 2015, e 50 nel 2020: tutti fondi che nemmeno entreranno in Grecia, ma andranno a servire il debito. E chi è interessato a comprare è Israele; che per mostrare interesse, ha preteso ed ottenuto un accordo di cooperazione militare con Atene, che permette ai suoi caccia-bombardieri di addestrarsi all’attacco alll’Iran nello spazio aereo greco (quello israeliano è insufficiente). Dopo, comprerà per un boccone di pane i pochi gioielli pubblici greci. Un buon affare che anche noialtri contribuenti europei gli pagheremo: si pensi che Italia, Francia, Germania e tutti gli altri europei hanno aumentato i loro debiti pubblici di decine di miliardi per «aiutare la Grecia», o meglio i suoi creditori. Israele non ha contribuito.

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