1 gennaio 2000

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blogger, notizia alternativa

17 febbraio 2012

Le vignette di Rob… Agenzie di Rating

a cura di Roberto Mangosi

Ancora un tiro mancino da parte di un’agenzia di rating ai danni dell’Italia.
Ma da chi sono manovrate queste agenzie ??

13 febbraio 2012

I have nothing

a cura di Claudia Petrazzuolo

… Quasi cavallo che per abitudine e destino ritornasse alla stalla, fermò motore e pensieri davanti al cancello di casa. Cominciava a piovere, rialzò il bavero della giacca incurante delle gocce che scendevano lungo il collo e si avviò verso quell’icona di luce e di vita protesa ad illuminare l’angolo fittizio di un giardino forse inesistente …

Bianco, sul panno verde , il foglio spicca e attende

il lapis dalla punta acuminata  promessa di un’idea lontana

lenta, nel suo cammino verso la mano.

Gli occhi, chiusi al pulsare delle tempie, guardano

una finestra di mondo in chiaroscuro

libera dell’intorno imprigionante e colorato …

A strapiombo sulla strada ferrata la lunga e stretta terrazza si protendeva ardita nel golfo di Napoli ad ammirare, ad ogni alba più incantata, il chiudere all’orizzonte un ideale cerchio con la popolana Ischia e l’altera Capri.

Al di la della ferrovia, un altro breve scosceso pendio lasciava, a chi dal mare guardasse, la vista di una baraccopoli che, non avendo altri spazi, avesse preso domicilio scalzando gabbiani, patelle e cozze, sulla lunga e larga scogliera a correre sul litorale. Disperante sfogo dell’invernale ira marina, quella scogliera d’estate si vestiva di mille colori e suoni e vite diverse. I tetti in lamiera delle cabine diventati solarium per corpi affamati di sole, brulicavano di bambini e giovani donne in cerca di un colore mentre sulla battigia la densità spingeva gli uni contro gli altri ad accaparrarsi un metro di sabbia vulcanica; poi, venti metri di mare poco profondo ed una altra sequela di scogli frangiflutti a rubare altro spazio per ombrelloni e precarie sdraio o abbarbicate, in illogici equilibri, asciugamani.

“ Il lido dorato “ a Portici: una Miami beach degli anni sessanta partenopei che entrava di diritto nella formazione di quei ragazzi di allora.

” Ogge stó’ tanto allero ca, quase quase, mme mettesse a chiagnere pe’ ‘sta felicitá… Ma è overo o nun è overo ca só’ turnato a Napule Ma è overo ca stó’ ccá? ‘O treno steva ancora ‘int”a stazione quanno aggio ‘ntiso ‘e primme manduline… Chist’è ‘o paese d”o sole, chist’è ‘o paese d”o mare, chist’è ‘o paese addó’ tutt”e pparole, só’ doce o só’ amare, só’ sempe parole d’ammore! … ( L. Bovio – V. D’Annibale).

Tanti anni fa, quando ci aggiravamo per il Rettifilo diretti verso via mezzo cannone e ci godevamo l’aria fresca del mattino e quel profumo di mare che frangendosi sugli scogli di Mergellina e di Castel dell’Ovo arrivava fino a noi, inebriandoci, sì, proprio inebriando quel nostro naso ancora magari intriso dei profumi del caffè appena preso, o delle pizze che, fritte, già sfrigolavano nelle caldaie piene d’olio delle friggitorie di piazza Garibaldi o di Corso Lucci …;

tanti anni fa , quando eravamo ancora ragazzi, e ci piaceva correre lungo le strade di Gianturco inseguendo un pallone che inevitabilmente finiva tra le rotaie del ventinove che andava a Croce del Lagno, o tra le ruote del 145 che saliva a Salvator Rosa dove si cambiava per andare alla Floridiana su al Vomero dove le mamme portavano i bambini perché solleticati dall’aria pura guarissero dalla loro inappetenza …;

tanti anni fa quando da più grandi facevamo tardi, la notte a piazza stazione, dopo una cena abbondante da “Gennarino” al fianco della statua di Garibaldi, o alla “ Zi’ Teresa” o semplicemente perché ci eravamo abbuffati di “ Per’ e Muss’ “ o di zeppole e panzarotti  e sentivamo il bisogno di un aiuto alla digestione; quando ci fermavamo alla “ Banca dell’Acqua” a bere uno di quei beveroni che immediatamente, fatti com’erano di acqua ferrata, bicarbonato,  zucchero e limone” ci rendevano protagonisti di un rutto magistrale alla fantozzi …;

tanti anni fa quando  mamme  incinte, accompagnate dal loro consorte, si fermavano sul lungo mare e si rimpizzavano di ostriche taratufoli cozze e vongole crude fino a sentirsi scoppiare, comunque perse nei profumi dei limoni e nello sciabordio del mare appena ad un passo sotto di loro …;

tanti anni fa  quando le luci ed i rumori e le grida festanti e la gioia e la felicità della festa di piedi grotta illuminava tutto il lungomare e si rispecchiava fino a Capri e ad Ischia in attesa del sorgere del sole;

tanti anni fa quando era possibile passeggiare per Forcella senza timore che qualcuno sparasse a qualcuno altro o ti levasse l’orologio o ti rapinasse del motorino ed anzi quando passeggiare era una gioia di risa, saluti, richiami di venditori alle “femmine” affacciate alle finestre; quando “ a fava frescaaa” “’o spighett’ “, “’e friariell … ‘e friariell’ “…; tanti anni fa quando il Comandante Lauro comprava i voti dei napoletani pagando con una scarpa prima ed un’altra dopo il voto;

tanti anni fa quando al circolo della stampa a Posillipo si davano le feste e noi restavamo, dalla strada o dalle barche, a guardare “ quei signori” ballare e divertirsi”…;

tanti anni fa quando ci si tuffava dalle falde di castel dell’ovo, quando a piazza Municipio si faceva lo struscio attorno al Maschio Angioino con una sfogliatella o un babà nelle mani; tanti anni fa quando Eduardo e Titina davano Filumena Marturano al San Carlo;

tanti anni fa quando “ uno zappatore non se la scordava la mamma”.

Tanti anni fa…Quando gli imbroglioni non erano diventati politici, quando la gente contava ancora qualcosa, quando la camorra aveva ancora un che di umano, quando Napoli aveva il sole il mare e la gioia di vivere.

Tanti anni fa, quando si poteva ancora credere  negli altri …

13 febbraio 2012

W la democrazia,W le primarie

 a cura di Oreste Sabatino

Ieri si sono svolte nella città di Genova le primarie di coalizione per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra per le ormai imminenti elezioni amministrative. Ha vinto col 46% il candidato di Vendola, Marco Doria, uomo vicino al mitico Don Gallo. Ed è subito scoppiata la polemica.
Dopo le primarie di Asti, Piacenza, Parma, Pistoia, Civitavecchia (tutte vinte da esponenti Pd) nessuno ha parlato di terromoto,bufera e dimissioni;ora dopo la vittoria di Doria molti sono i giornali che “esultano” per la sconfitta del Pd. Io condivido le primarie che sono uno strumento di democrazia partecipativa, quando si fanno se ci sono più candidati del Pd è normale che il voto si frammenta e vince il candidato di un’altro partito. Parlare uno contro l’altro non serve, indebolisce solo la coalizione, ora bisogna  lavorare uniti per eleggere Doria sindaco. Non condivido assolutamente lo sfogo della sconfitta Vincenzi, perchè caro sindaco gli esiti delle primarie si accettanto. W la democrazia,W le primarie.

11 febbraio 2012

L’Istituto Gangale in Agonia

IL COMITATO STUDENTESCO

Dell’Istituto di Istruzione Superiore

Gangale  di Ciro’ Marina

Ancora una volta è stato sacrificato non solo il “Gangale” ma anche tutto il territorio di Cirò Marina. Come sono strane le cose della vita! E pensare che proprio i nostri rappresentanti, ai quali noi abbiamo sempre guardato con fiducia per la tutela e il benessere del territorio, ci hanno tradito!

Il benessere del territorio si ha nel momento in cui vengono tutelati i diritti dei più deboli nel caso specifico: noi studenti! L’accorpamento del Gangale al Nautico che costituiva la salvezza sia dell’uno che dell’altro Istituto , in   commissione era stato previsto e votato, in consiglio provinciale invece è stato bocciato principalmente e soltanto da i voti dei rappresentanti del cirotano.

I perdenti siamo noi non avremo più un Fondo d’Istituto adeguato ai bisogni  scolastici, le nostre esigenze saranno sempre più diminuite, non potremo rapportarci istantaneamente né con il dirigente né con il direttore amministrativo, per non parlare dei posti di lavoro. In un Italia che si trova in recessione diventa sarcastico, l’agire ai danni dei lavoratori. La politica dovrebbe essere l’arte del sociale, del creare benessere e non certamente quello del populismo e del qualunquismo, ci viene da chiedere perché la libertà del decidere in rappresentanza dei cittadini, in quanto eletti democraticamente, poi possa portare a non rappresentare gli interessi generali del territorio.

Non sono certamente le vittorie di Pirro che permetteranno la crescita ai nostri

rappresentanti politici, com’è possibile non prendere in considerazione i suggerimenti dati dalla Regione Calabria, com’è possibile riproporre l’identico piano che già era  ritornato indietro. La crescita non avviene per ordine di scuderia o per seguire quanto viene deciso da un capogruppo, questa avviene principalmente quando gli interessi sociali del territorio vengono tutelati. Nella nostra vita scolastica gli insegnamenti che abbiamo avuto sono stati sempre indirizzati verso la creazione di una coscienza sociale. Non possiamo accettare il concetto di fazione politica a discapito dell’interesse generale. La nostra popolazione scolastica ha in se le rappresentanze di tutte le ideologie politiche, abbiamo studiato , senza nessuna eccezione, tutte le ideologie ma non abbiamo mai riscontrato che l’interesse di una parte possa distruggere la medesima parte, questa è l’autodistruzione dell’IO come uomo politico e del partito che crede in quest’uomo politico. Bisogna sottolineare che anche l’assenza o la semplice astensione non sono certamente “Peccati” meno lievi. Colui che non si prende la responsabilità degli eventi che vengono prodotti con la proprio condotta non possono essere annoverati non solo tra gli elenchi dei Leader politici ma anche in quelle dei semplici politici. Non siamo certamente noi che possiamo usare termini dispregiativi per i politici ma vorremmo tanto

POLITICI del Territorio e per il territorio Se non è importante la scuola , cos’è importante? La cultura è impegno e studio continuo, è il poter sfruttare tutta la legislazione che ci permette di ottenere incentivi ed avere a disposizione per più ore possibili i docenti.

Il dover mandare alla rovina un istituto come il nostro sembra rimandare al triste evento  della “Concordia” e tutto ciò non è certamente giusto!

29 gennaio 2012

Citando… Piero Calamandrei

Piero Calamandrei, Resistenza, Costituzione, Libertà, Democrazia, Diritti Inviolabili, Moti di Popolo, Rivolte, Rivoluzione

Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio. Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.

Piero Calamandrei

(dal discorso tenuto al Teatro Lirico di Milano, 28 febbraio 1954, in Uomini e città della Resistenza: discorsi scritti ed epigrafi, Laterza)
28 gennaio 2012

Golgota

 a cura di Claudia Petrazzuolo

Hai un foglio bianco davanti, la tastiera di un computer, un mondo infame attorno, un passato molto da ridere dietro le spalle ed un futuro deprimente davanti: vorresti avere la capacità aulica di scrivere qualcosa che avesse la forza coinvolgente di un grido di dolore, vorresti esser capace di suscitare negli animi quegli imput di indignazione sufficienti a che una moltitudine si mettesse in cammino per cambiare la propria condizione, vorresti avere l’oratoria necessaria a suscitare in qualcuno la voglia di ascoltare …, ma l’unica cosa che riesci a fare è descrivere la tua incapacità meglio espressa come non mai dall’uso disperato dei verbi al condizionale!.

“ … ed invece, inerti, restiamo fermi a guardare …”. In ognuno di noi, ogni giorno e per tutte le occasioni stomachevoli, umilianti, vessatorie, affliggenti che ci vengono proposte o di cui siamo o ci riteniamo vittime, c’è un attimo di cosciente repisiscenza che ci spingerebbe ad una reazione pur che sia; eppure ed invece, preda di sedativi di varia natura e variamente somministrati, lasciamo che quel momento liberatorio passi e incanaliamo, quale che sia il sentimento, in quel momento, motore il nostro fare in mille rivoli discussori, in milioni di dietrologie possibili, in miliardi di futuribili scenari lasciando che quell’unica, sostanziale, vera preoccupazione a frenarci vinca sempiternamente la sua egoistica ed egocentrica battaglia: …AMEINFONDOPOINONVATANTOMALE .

Nei deserti, ma questo in verità ovunque siano presenti, i pozzi si presentano come buchi profondi in fondo ai quali c’è molto spesso un’acqua melmosa appena appena utilizzabile per irrigare campi o giardini e quasi mai buona da bere così come la si trova; nessuno mai che rifletta sul fatto che i pozzi sono il frutto di uno scavo continuo verso una profondità nascosta per raggiungere la quale bisogna scendere e scendere ed ancora scendere nelle viscere della terra per trovare quel liquido necessario ad un normale sostentamento. Nessuno tranne i possessori dei pozzi i quali, invece, ben sanno, quanto ciascuno di essi, sia costato in fatica, sacrifici, soldi. L’importanza dell’acqua, impunemente sottovalutata, sciupata, a volte negletta, si capisce nei momenti in cui essa viene a scarseggiare o a mancare del tutto, ed è in quel momento che coloro i quali possessori di pozzi non sono cominciano ad agitarsi in preda a seti sempre più intense e crescenti. Logica vorrebbe che, stabilita una giusta, necessaria, finalmente bastevole razione per ciascuno, si ricorresse all’approvvigionamento lì dove l’acqua scorre abbondante o è ancora presente in quantità e qualità accettabili: quei grandi possedimenti, dove scorrono fiumi, dove sono presenti piscine, dove fontane scolpite da grandi artisti articolano giochi idrici per la gioia dei pochi che ne godono.

Logica vorrebbe!. Nel paese di Bengodia, invece, si lasciano le piscine piene, si continuano ad innaffiare i giardini con l’acqua potabile e si consente che le fontane svolgano il loro ruolo edonistico contemporaneamente dicendo agli assetati che devono smettere di bere e suggerendo loro di adattarsi all’acqua dei pozzi. Da qui la guerra tra poveri e meno poveri per un sorso di liquido ristoratore, che benché melmoso e poco limpido, spinge coloro che ne sono ancora possessori a chiedersi il perché delle proteste di quei brutti e sporchi e malfidati e collusi e strumentalizzati e miserabili che con il loro fare minacciano quel ben misero possedimento con NESSUNO fermo a riflettere che, prima o poi, anche i pozzi si seccheranno chiunque ne sia il proprietario.

Quindi … quindi … quindi …

Ed allora ti ritrovi davanti ad un foglio bianco, non sapendo più cosa fare, cosa dire, cosa scrivere perché, sapendo di non essere l’unica persona che vede, anzi nella certezza di essere solo uno dei milioni che vedono e che come te si agitano, non riesci a capire più nulla del mondo che ti circonda.

“ Padre, perdona loro perché essi non sanno cosa SI fanno …! ” una preghiera, forse, non servirà a molto, ma, almeno questo, TUTTI INSIEME, dovremmo poter riuscire a farlo.

26 gennaio 2012

Le vignette di Rob… Riprende l’isola dei Famosi

a cura di Roberto Mangosi

“L’umanità potrebbe fare volentieri a meno di un programma simile, ma ora c’è un nuovo personaggio in grado di dare nuovo impulso alla trasmissione … “

http://4.bp.blogspot.com/-N99QD4CpQlE/TyB1Nbyw2MI/AAAAAAAADNc/ZRZyFIlR6Ic/s1600/16503+Isola+W+KS.jpg

25 gennaio 2012

“Santo e santissimo!”: l’Italia degli sfigati

a cura di Simone Spinale

E’ da giorni che leggo, ascolto, mi guardo in giro (come disse Moretti in “Palombella Rossa”: “Faccio cose, vedo persone…”) e vedo un’Italia siciliana e una Sicilia italiana. Tutto è caos, è una continua dimostrazione del dissenso sull’andamento generale del nostro Paese. Le azioni di Monti possono avere un effetto anche positivo in alcuni aspetti ma questo governo arriva dopo una gestione disastrosa delle finanze italiane. Non c’è la voglia di colpevolizzare il precedente governo ma tutto il circo politico che non ha reso disponibile alla nazione un vero contrasto tra maggioranza e opposizione, che non ha gestito, denunciato, avvisato, spronato l’Italia intera ad andare verso un andamento opposto a quello intrapreso da almeno 30 anni. Nessuno può indicare un governo in cui c’è stata una gestione reale e profonda dei problemi economici tipici italiani (evasione, debito pubblico, crescita minima, mercato del lavoro disastrato). E allora le gente dimostra il suo malessere stratificato negli anni. Le manifestazioni si susseguono. E ogni manifestazione ha sostenitori e oppositori che si pongono come in un ping pong continuo ad avere ruoli diversi in base alla manifestazione che ci si ritrova davanti. L’Italia si muove e si smuove dalle fondamenta perché vuole trattenere i privilegi strappati negli anni scorsi, vuole essere liberista ma facendo l’occhiolino al socialismo, vuole essere ambientalista ma farsi domande sul nucleare, vuole capire che colore ha il forcone o che pecora rappresenta il movimento dei pastori sardi, vuole anche essere rispettosa delle tasse “giuste” per tutti ma non vuole Equitalia (in verità non vuole un fisco che scenda come mannaia su chi lavora e strozzato dai debiti non può pagare e vede sempre più evasori in giro con macchine di lusso!). Tutta questa Italia che si sveglia durante la notte per l’ennesima fase d’emergenza mi ricorda il ciclo dei Vinti di Verga. La nobiltà decaduta nel “Mastro Don Gesualdo” che si contrappone al valore della “roba” può definire il gioco che l’Italia sta facendo con il suo popolo. Ogni azienda che ha un valore per diversi motivi fiscali, economici e soprattutto culturali prima o poi viene ceduta, acquisita o smantellata con conseguente perdita di ciò che si era costruito e di ciò che era il vero made in Italy ovvero l’ingegno italiano. La forza nazionale è sempre stata la media impresa o l’impresa familiare anche se tutto questo mondo è stato trainato dal buon nome delle grandi aziende italiane che in molti settori hanno giocato ruoli determinanti negli ambiti internazionali. Oggi invece dalla moda all’alimentare, dalla chimica al settore energetico ciò che è rimasto italiano è solo il nome ovvero il contenitore ma il contenuto che darà i frutti nel futuro sarà straniero, sarà magari di aziende di nazioni europee che oggi ci guardano col dito puntato per paura di un tonfo con effetto domino. E allora intelligentemente cosa farebbe una nazione che vuole puntare sul proprio futuro? Darebbe nuovi slanci alle nuove generazioni, alle nuove menti che potrebbero comunque ricreare altre grandi aziende o comunque aziende solide e apprezzate nel mondo. Darebbe alle risorse umane modalità per sviluppare il proprio ingegno, la propri forza vitale, utile a trainare una nazione fuori dalla stagnazione social-economica. Ma il condizionale per l’Italia è d’obbligo. Ciò che si sente è un’ennesima battuta infelice su tutta quella generazione che vorrebbe generare e non subire. Arriva la critica sui tempi e non si pensa magari che nella stragrande maggioranza dei casi chi riesce a laurearsi dopo mille difficoltà, comprese quelle economiche, è una mente che può dare e che sa perchè ha faticato per sapere. Non ha esperienza ma quello è un problema che lo Stato stesso deve risolvere con la possibilità di accedere ad un lavoro qualificato che apprezzi e accompagni la preparazione iniziale ad una preparazione in campo. Nessuno può essere definito sfigato o bamboccione perchè chi è nella realtà così non arriva a laurearsi perchè sceglie strade alternative “più facili” date dal benessere familiare o da opportunità di lavoro immediato. Qualora ci fossero. Inoltre la classe dirigente di uno Stato da poco declassato a BBB+ forse dovrebbe combattere per ritornare in “serie A” e non sputare su chi potrebbe dare una mano fondamentale. La nobiltà decaduta invece fa sentire chi non ha il vero potere intellettuale appartenente ad una classe sociale superiore che permette valutazioni sommarie e superficiali del tessuto reale della nazione. Nulla avviene per caso e se i gioielli di casa vengono venduti e l’argenteria è già un ricordo forse l’Italia alla guida dovrebbe stare a sentire di più l’Italia che ha preparazione reale. Tacere non vuol dire accettare ma a questo punto vuol dire agire diversamente (la fuga dei cervelli dovrebbe ricordare qualcosa…) per trovare un sistema che valorizzi gli sforzi compiuti da ognuno e ponga la preparazione come base per costruire certezze e futuro. In Italia la cosiddetta meritocrazia è un metodo che non attecchisce perchè va contro la “roba” di chi è già abbiente. Gli sfigati sono stanchi dell’Italietta che non sa ma pretende di avere ruoli di gestione. Forse in un altro Stato nessuno potrebbe mai pensare di dire che il futuro è un futuro in mano agli sfigati, un futuro di persone che dovrebbero riflettere a 16 anni per ciò che decideranno a 32 anni… in quale posto come nel romanzo di Verga si urla “santo e santissimo!” e non si fa nulla per spegnere l’incendio in piena notte???

Le campane suonano per avvisare e tutti corrono ma l’incendio ormai ha preso tutto il palazzo e la “roba” è andata in fumo!!

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